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Non è sufficiente creare gli strumenti se poi non si attivano concretamente
di Enrico
Cisnetto
Vero ripensamento o lifting elettorale? Il Berlusconi-bis
nasce con la promessa di un nuovo "miracolo per il Sud". Con
questo "nuovo" cavallo di battaglia si spera di riconquistare
il consenso degli elettori, perduto alle regionali. Difficile crederci
di fronte all'assenza di ricette innovative, ai margini ristretti concessi
dal bilancio pubblico ed alla friabilità della coalizione di
governo. Tra i paletti approntati per arginare il vistoso smottamento
delle forze del centro-destra spicca un intero ministero tutto dedicato
al Mezzogiorno. Il modo più rapido per rabbonire il fronte "meridionalista"
nella Casa delle libertà. Ma ora resta da fare il passaggio più
arduo, quello della traduzione degli annunci in fatti. La storia recente
ci insegna a dubitare delle promesse miracolose, dato che fin troppe
volte non vi si è fatto seguire nulla, mentre altre si sono trasformate
in palliativi e misure una tantum. Tanto più che la credibilità
del ripensamento sulle priorità del Mezzogiorno è minata
dall'assenza di un vera verifica programmatica della maggioranza.
Invece, si è provveduto esclusivamente a sostituire alcune pedine
mantenendo lo schema di gioco inalterato, con l'aggravante che, così
ridisegnata, la compagine governativa pare davvero essere la versione
consolatoria della precedente. Se si ingrandisce il campo di vista,
il panorama delle politiche implementate in questi quattro anni manca
completamente di strutturalità e pianificazione a lungo termine:
insomma, una serie di interventi spot, che come unico pregio, hanno
avuto quello di andare sui giornali. E non era di certo quello di cui
il Paese aveva bisogno. Vero compito del neonato ministero per il Sud
sarà perciò quello di invertire una tendenza così
radicata nel modus operandi del governo, operazione già ardimentosa.
Ma, purtroppo, non si può non aggiungere che i prossimi 13 mesi
saranno "elettorali", e allora le speranze di veder attuate
politiche d'impatto sul territorio si riducono al lumicino. Tanto più
nel Mezzogiorno, dove i problemi strutturali sovrastano quelli congiunturali.
Il nuovo ministero, senza portafogli, non ha competenze specifiche,
né tantomeno una struttura dedicata, dunque sarà difficile
farlo decollare dall'oggi al domani, tanto più se a costo zero.
Si troverebbe inoltre a dover acquisire risorse da altri ministeri,
fatto di per sé non semplice, ma perfettamente sormontabile qualora
ci fosse tempo e clima disteso nella coalizione. Appunto: la "semplicità
fa efficienza" - come ha detto Tremonti giustificando la nascita
del ministero - ma solo se sono chiari ruolo e obiettivi all'interno
di una politica economica generale. Cosa che non è, e oggetto
misterioso mai avvistato nei quattro anni precedenti. Così, è
probabile che la nuova struttura cercherà visibilità rosicchiando
le competenze del Tesoro o delle Attività Produttive. O contrapponendovisi.
Tuttavia, tra gli annunci qualcosa di positivo c'è, pur non interessando
solo le politiche per il Mezzogiorno. E riguarda la rinnovata attenzione
al ruolo delle imprese. Gli interventi per la promozione di una politica
economica ed industriale più incisiva sono stati le bandiere
della campagna elettorale del 2001, e anche se una loro riproposizione
a questo punto del mandato non avrà la funzione taumaturgica
che ci si aspetta, almeno possono produrre effetti congiunturali positivi.
In realtà, i problemi del Paese in generale, e quelli del tessuto
industriale in particolare, sono di tipo strutturale (sottocapitalizzazione
delle imprese, nanismo, scarsa propensione agli investimenti in tecnologia
e ricerca, e quindi bassa competitività sui mercati globali),
e come tali andrebbero affrontati. Il governo non se ne è mostrato
capace in questi quattro anni, ed è perciò improbabile
attendersi che lo stesso non succeda nell'ultima fase della legislatura.
Quindi, è solo in un'ottica di breve periodo che le imprese possono
aspettarsi qualche risultato soddisfacente, per quanto minimale, interventi
che siano quanto meno lenitivi delle emergenze in corso. In primo luogo,
andranno adottati provvedimenti a carattere nazionale di incentivo alle
fusioni aziendali, che possano tradursi in imprese più solide
e maggiormente competitive nel mercato internazionale. Risultato atteso
tanto più oggi che la tradizionale classifica di Mediobanca sul
capitalismo mondiale individua solo dodici aziende italiane piazzate.
In secondo luogo, sfruttando la leva fiscale sulla quale il governo
ha mostrato di voler puntare i piedi, saranno necessari alcuni interventi
mirati - in particolare a vantaggio proprio delle imprese del Meridione
- onde evitare distribuzioni a pioggia dal chiaro sapore elettoral-assistenzialistico.
Mi riferisco alla fiscalità di vantaggio all'interno della riforma
dell'Irap, ammesso e non concesso - visti i 12,5 miliardi di euro già
impegnati nel 2004 per la copertura della riduzione dell'Irpef - che
ci siano spazi di manovra. Insomma, su ministero per il Mezzogiorno,
Sud e imprese il governo ci dimostri che non si tratta di puro maquillage
propagandistico. Restiamo in attesa, sperando che il nostro scetticismo
sia contraddetto.
28 aprile 2005

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