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Non è solo un progetto non chiaro, ma anche un modo sbagliato per
finire sui giornali
di Davide
Giacalone
Giulio Tremonti, neo vicepresidente del Consiglio,
ha proposto: vendiamo le spiagge. Con i proventi si potrà porre mano
agli investimenti per il rilancio dello sviluppo e della produzione.
I commenti a tale proposta sono stati improntati all'ironia ed alla
presa in giro. In effetti la materia si prestava, ma noi no, non ci
prestiamo, e cerchiamo di vederla dal lato serio.
Le spiagge italiane sono già oggi affidate ai privati. Quelle che non
lo sono si chiamano spiagge libere: non dispongono di servizi, se non
ambulanti, ma vi si accede gratis. Non è dato sapere se Tremonti abbia
voluto riferirsi a queste ultime, ma suppongo esista un limite al sadomasochismo
elettorale e, quindi, dopo l'obbligo di pagare una bottiglia per bere
un bicchiere d'acqua e dopo la proposta di dimezzare le porzioni al
ristorante, si fatica ad immaginare un governo che proibisca anche di
piantare gli ombrelloni. In ogni caso, si tratta di un modo eccellente
per allontanare da sé il sospetto del populismo.
Escluse le spiagge libere, dunque, la proposta poteva significare che,
anziché concedere le spiagge allo sfruttamento privato (è una concessione,
a durata fissa, dietro pagamento di una somma per ogni anno), si pensa
di venderle una volta per tutte. Ma lo stesso Tremonti ha subito precisato
che non intendeva questo, bensì un diverso regime concessorio, di più
lunga durata. Morale della favola: Tremonti si trova sulle prime pagine
di tutti i giornali a proporre la vendita delle spiagge, ma, in realtà,
egli non lo ha mai proposto, avendo, semmai, avanzato l'idea, non rivoluzionaria,
di lasciare le cose come stanno, salvo allungare i periodi di "affitto".
Taluno crede che, nella gran giostra dell'informazione, la cosa più
importante sia salire su un cavalluccio e girare in tondo felici. Felici
di esserci. Non è proprio così. Quando si conquistano le prime pagine
dei giornali si dimentica, spesso, che li legge una minoranza di persone,
solitamente in grado di intendere e volere e, pertanto, adusa alla critica.
Mostrarsi per mostrarsi può soddisfare i bisogni di ego problematici,
ma, per il resto, non serve a niente.
Il nuovo governo ha davanti a sé poco tempo, il lavoro da farsi non
manca, così come non manca la necessità di giungere al giudizio degli
elettori con una qualche credibile idea che riguardi il futuro. Spiaggiarsi
alla partenza, non per colpa dei venti e delle correnti, ma per l'uso
improprio del mezzo, non è, dal punto di vista nautico, un buon esempio
che resterà negli annali.
27 aprile 2005

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