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Oggi l'elettorato è più mobile, ma il "centro politico"
ha poca capacità di richiamo
di Roberto Paglialonga
Quali sono le prospettive di superamento del bipolarismo
all'italiana alla luce degli ultimi risultati elettorali? Per avviare
la discussione all'interno del movimento, Società Aperta ha invitato
il presidente di Ipsos Nando Pagnoncelli, uno dei maggiori esperti italiani
in materia di sondaggi politici. L'incontro, limitato a soci ed invitati,
si è svolto martedì 26 aprile nella sede gentilmente messa
a disposizione da Confcooperative.
Dopo una breve introduzione del presidente di Società Aperta
Enrico Cisnetto, che ha evidenziato come il processo di disgregazione
"di questo falso bipolarismo che ormai molti, come noi, chiamano
bipolarismo bastardo" stia proseguendo a passo spedito - anche
a causa del tramonto del berlusconismo - ha preso la parola Pagnoncelli,
il quale ha presentato uno studio sui flussi elettorali in quattro punti.
Innanzitutto, sono stati analizzati i risultati delle elezioni europee
2004, dai quali è stato possibile evincere come già un
anno fa il divario tra i blocchi di centro-destra e centro-sinistra
si fosse ridotto al minimo, nell'ordine dei 170mila voti di scarto a
vantaggio del secondo blocco.
Poi, in merito alle elezioni regionali, il presidente di Ipsos ha evidenziato
come il voto pro centro-sinistra si sia configurato sostanzialmente
come voto contro Silvio Berlusconi e l'operato del governo (così
la pensa il 61% degli intervistati), a causa dell'insufficiente risposta
alla crisi delle famiglie e delle aziende (per il 66%), della prevalenza
assegnata all'asse del nord (per il 14%) e della mancata inclusione
della Lista Mussolini e dei Radicali nella Cdl (per il 5%). A differenza
delle Europee - ha sostenuto ancora Pagnoncelli - si è assistito
ad un consistente flusso di elettorato passato dal centro-destra al
centro-sinistra, che ha spostato l'ago della bilancia a favore della
coalizione guidata da Romano Prodi.
Il terzo punto dello studio ha toccato il tema del "centro"
politico come possibile catalizzatore di voti in grado di far propendere
l'elettorato verso la coalizione che più si sia dimostrata capace
di attrarre i moderati. Secondo Pagnoncelli, la realtà è
diversa da quella descritta da Giovanni Sartori - per il quale le elezioni
si vincono proprio conquistando il centro - ed è testimoniata
dal fatto che ormai l'elettore punta molto di più all'identità
specifica della propria coalizione di riferimento, dove invece il centrismo
provocherebbe una diluizione dei due blocchi, rendendoli pressoché
privi dell'aspetto identitario. I dati confermano che solo l'11% degli
intervistati si riconosce nel "centro" di un ipotetico continuum
Destra-Sinistra.
Infine, riguardo alle attuali intenzioni di voto per le Politiche del
2006, è stato messo in rilievo come tra gli elettori del centro-destra
prevalga il pessimismo, dovuto in particolare all'indebolimento dei
motivi di forza su cui si fondava la Cdl: grande coesione, programma
chiaro e ben definito, proiezione al futuro.
Al termine dell'esposizione di Pagnoncelli, l'incontro è proseguito
con le domande e gli interventi dei soci di Società Aperta.
27 aprile 2005

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