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Venezia dimostra che i cittadini hanno il potere di ribaltare i rapporti
di forza nel centrosinistra
di Davide
Giacalone
Il fine settimana dei ballottaggi e delle elezioni
regionali in Basilicata consegna, su questo non ci piove, una conferma
della vittoria a sinistra. Detto questo, però, quel che è
avvenuto a Venezia induce a due riflessioni.
I veneziani hanno scelto, come loro sindaco, Massimo Cacciari e hanno
fatto benissimo. Il suo antagonista, Felice Casson, era ed è
l'incarnazione della sinistra giustizialista, incapace anche solo di
sentire l'evidente incompatibilità fra l'essere magistrato della
procura e candidato a sindaco nella stessa città. Il fatto è,
però, che gran parte della sinistra che appoggia la candidatura
di Prodi a capo del governo appoggiava, a Venezia, proprio Casson. E
non c'è dubbio che la candidatura di Cacciari, sostenuta da Margherita
ed Udeur, è nata in evidente polemica con quel modo di concepire
la sinistra.
Quel che è successo a Venezia, quindi, dimostra che non solo
è possibile un confronto, nella sinistra, sul modo d'interpretare
la via che conduce alla vittoria, ma che, addirittura, gli elettori
sono in grado di ribaltare i rapporti di forza fra i partiti di quella
coalizione. Difficile credere che, da qui alle elezioni, nessuno, a
sinistra, tenti di trarre la morale di questa lezione.
A Venezia, comunque, succede anche una seconda cosa: il sindaco che
nessuno voleva rischia di ritrovarsi senza opposizione. Certo, le dichiarazioni
di Casson, dopo la sconfitta, sono improntate ad una animosità
che, da sola, segnala ai veneziani lo scampato pericolo. Ma Casson,
a questo punto, rappresenta se stesso. I gruppi consiliari non composti
da un solo eletto saranno due: quello dei Ds, che sono il partito da
cui Cacciari proviene e per il quale è stato più volte
parlamentare; e quello di Forza Italia, che ai propri elettori ha dato
l'indicazione di votare per Cacciari. Chi la fa, allora, l'opposizione?
E cosa succede se, un domani, il cielo non voglia, la procura della
Repubblica dovesse avviare una qualche indagine sul sindaco e sulla
giunta? Sorgerebbe il dubbio (infondato, certo) che è quella
la vera opposizione.
Basta questa scena lagunare per dimostrare che non sono le leggi elettorali
a creare il bipolarismo, ma i comportamenti politici. Che a Venezia,
però, il bipolarismo l'hanno smontato, lasciando i cocci a mollo.
19 aprile 2005

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