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Il principio dell'alternanza deve essere salvato, ma gli attuali schieramenti
devono spaccarsi
di Donato Speroni
Michele Salvati cerca di salvare il bipolarismo. L'economista
afferma in un fondo sul Corriere della Sera che "è perfettamente
possibile l'alternanza tra due squadre in cui prevalgono persone competenti
e ragionevoli" e che "il carro delle riforme elettorali e
costituzionali -certamente necessarie - non può essere messo
davanti ai buoi di una convinzione profonda che l'alternanza è
democraticamente necessaria, è una cosa buona ed è destinata
a rimanere".
Salvati ha avuto più volte il merito di stimolare la discussione
sulla riforma del sistema costituzionale e tra l'altro ha appoggiato
in passato la proposta di Società Aperta di un'assemblea costituzionale.
Le sue osservazioni meritano attenzione e sono certamente condivisibili,
se egli intende che un sistema democratico non è davvero tale
se porta al governo sempre le stesse persone. Di certo non si vuole
ritornare alla Prima Repubblica.
Lascia però più perplessi la sua affermazione che "la
soluzione vada cercata in processi politici e culturali interni al centrodestra
e al centrosinistra stessi, così da costituire due schieramenti
coerenti quanto basta e attenti all'interesse del Paese". Non siamo
d'accordo sulle parole "processi interni".
I due schieramenti attuali sono profondamente disomogenei: liberisti
e dirigisti, nazionalisti e devoluzionisti convivono nella destra; così
come a sinistra ci sono riformisti modernizzatori e massimalisti (ben
più a sinistra di Bertinotti, come ha scritto ieri Enrico Cisnetto
su questo sito), contrari ad ogni forma di economia di mercato. Salvati,
se abbiamo capito bene, sembra disposto a tollerare questo pasticcio
perché l'alternativa, cioè "l'union sacrée
dei ragionevoli e il taglio delle ali estreme", sarebbe la premessa
per un regime oligarchico. Si può anche condividere questa preoccupazione:
ogni schieramento imbarca sempre un'ala più estremista della
sua maggioranza interna. Ma lo stesso Salvati riconoscerà che
bisogna trovare un sistema in cui le ali estreme abbiano un peso sull'attività
di governo che sia proporzionale alla loro effettiva presenza nel Paese,
rispetto ai "ragionevoli" che sono maggioranza. Per arrivare
a questa riforma e indispensabile rimescolare gli attuali schieramenti
e unire a favore di una fase costituente tutte le persone di buona volontà.
15 aprile 2005

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