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Il sistema politico è bloccato, mobilitiamoci per riprogettarlo
di Antonio Gesualdi
Tsunami elettorale, grande cambiamento politico, fine
di un'epoca.
Ne abbiamo sentite e lette molte in questi giorni e il Governo in fibrillazione
è anche la conseguenza di queste "cattive" valutazioni.
Abbiamo già detto che non è una sorpresa il risultato
elettorale di queste elezioni così come non sarà una sorpresa
il risultato delle prossime elezioni politiche. Stiamo solo cercando
di posticipare il giorno del giudizio.
E con un pizzico di intelligenza politica si potrebbero risparmiare
anche tanti soldi per i sondaggi e anche risparmiare tanti guai ai Paese.
Il centro-sinistra, tutto aggregato, vince sul centro-destra tutto aggregato.
E' dimostrato dai fatti e dai numeri. Finora qualcuno si era illuso
che questo sistema potesse produrre un'alternanza di governo ma, in
realtà, si è trattato di una illusione elettorale: una
volta il centro-sinistra non aveva Rifondazione e l'altra il centro-destra
non aveva la Lega Nord. Se i due blocchi restassero monolitici presentandosi
agli elettori così come sono vincerebbe sempre il centro-sinistra.
Sia di lezione l'elezione di Vendola.
Così com'era un'illusione la caduta repentina dei governi durante
la Prima Repubblica. Tutti sapevano che non erano i presidenti del Consiglio
a governare, ma i segretari di partito. E i segratari di partito, sia
della Democrazia cristiana che del Partito socialista, duravano, in
media, 5 anni. Anzi, Bettino Craxi, è stato segretario del Psi
per 17 anni! Più stabilità di così?
A questo punto una considerazione - strettamente - politica va assunta:
con questo sistema, elettorale, e pure istituzionale, il Paese è
rimasto ed è ingovernabile. E sarà, anche nel futuro,
ingovernabile.
Non solo, ma se si verificasse una saldatura dei rispettivi partiti,
sia nel centro-destra che nel centro-sinistra, avremmo un sistema completamente
bloccato e con scarsissime possibilità di alternativa al Governo.
Peggio di così?
E' chiaro che i possibili vincitori delle competizioni elettorali, e
parliamo di pura politica, e quelli che hanno già vinto, non
vorranno pensare ad altro che a salvaguardare se stessi e le proprie
rendite di posizione. Ma se a qualcuno sta a cuore anche il destino
di questo Paese, nostri e dei nostri figli, dimostrandosi un vero statista,
un uomo di coraggio, allora deve considerare, prima di tutto, l'interesse
generale. Se a qualcuno sfiora, ogni tanto, il dubbio che l'interesse
generale sarà sempre prevalente anche in una democrazia azzoppata
come la nostra, allora è il momento di ripensare alle regole,
ma partendo da quella fondamentale: la Costituzione.
L'Assemblea costituente è il punto di partenza per uscire da
questo marasma post-tangentopoli e per cominciare a riprogettare il
nostro futuro. Non solo le grandi democrazie del nord Europa ci hanno
insegnato questo, ma negli ultimi anni anche i mediterranei come noi;
gli spagnoli.
Se i politici di mestiere (improvvisato) non se la sentono, non hanno
coraggio, né sentono di avere la statura per un nuovo corso,
lo faremo noi e lo farà la gran parte dei cittadini italiani!
14 aprile 2005

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