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E adesso la lotta alla devolution diventa l'impegno politico primario
di Cosimo Dimastrogiovanni, Coordinatore Società Aperta - Lecce
I risultati delle elezioni regionali segnano un risultato
inequivocabile in favore del Centrosinistra, un dato del tutto omogeneo
su tutto il territorio nazionale, fatta eccezione per il Veneto e la
Lombardia, che affida all'Unione la responsabilità di guidare
quasi tutte le Regioni italiane e consegna ai leader del Centrodestra,
soprattutto a quelli più illuminati, un messaggio chiarissimo:
la Costituzione repubblicana non si tocca. Fermatevi.
Passata la sbornia di numeri, cifre e percentuali vorrei ricordare che
tutti i cittadini democratici di questo Paese hanno ora un importante
compito da svolgere, un dovere civile da adempiere che mi auguro sia
assolutamente bipolare: sconfiggere il progetto di demolizione della
Costituzione repubblicana, messo in atto con l'approvazione al Senato
della cosiddetta "devolution" attraverso la mobilitazione
popolare ed il referendum previsto dall'art.138 detto "confermativo",
ma che nella sostanza deve divenire concretamente "abrogativo"
di tale pastrocchio.
Da 1947 la Costituzione repubblicana è la casa comune che ha
consentito al popolo italiano di affrontare le tante tempeste della
storia, nella pace, nella libertà, rispettando i diritti fondamentali
degli individui e delle comunità.
Essa ha contribuito a formare l'identità nazionale, per cui oggi
non è possibile pensare al popolo italiano separato dai suoi
istituti di libertà, dal grande pluralismo dei corpi sociali,
dalla distribuzione dei poteri, dalla partecipazione popolare, nella
quale si sostanzia la democrazia, garanzia di libertà per le
generazioni future.
Questa legge segna un ulteriore grave indebolimento della politica in
un momento in cui ci sarebbe bisogno del contrario per superare la fase
di declino in cui versa il Paese, al bisogno di più stato, più
mercato con regole certe, maggiore integrazione europea, si risponde
con la creazione di una sorta di staterelli regionali tenuti insieme
dai poteri attribuiti al capo del governo, come quello di sciogliere
direttamente le Camere, che non trovano riscontro in nessun paese occidentale.
Nessun Parlamento al mondo viene sciolto con un atto finale del capo
del governo. Nell'esperienza occidentale non esiste questa ipotesi.
Il capo del governo può proporre lo scioglimento ma non deciderlo
a suo piacere.
Per non parlare del ruolo quasi offensivo attribuito al Presidente della
Repubblica, alla limitazione dei poteri del Parlamento e della Corte
Costituzionale, al contorto rapporto legislativo Camera-Senato. Dal
bicameralismo perfetto siamo passati al bicameralismo più imperfetto
e conflittuale possibile.
In Italia il problema delle riforme istituzionali esiste da tempo ma
la sede per scrivere le regole nuove della nostra convivenza non può
essere quello di una maggioranza parlamentare come purtroppo è
stato fatto in questi ultimi anni, avallando una concezione direi "congiunturale"
della Costituzione, nel senso che ogni parte politica si vuol fare la
propria Costituzione, così come si fa per gli abiti confezionati
su misura poiché la qual cosa è già di per sé
negazione stessa dell'idea di Costituzione quale patrimonio di valori,
principi e regole condivise.
Noi non ci stiamo.
13 aprile 2005

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