Scorciatoia per Calisto
di Enrico Cisnetto

Settemilatrecento giorni in due mesi e mezzo. Nei numerosi interrogatori subiti durante i 104 giorni di carcerazione "preventiva" Calisto Tanzi ha ripercorso più volte gli ultimi 20 anni della Parmalat, tempi in cui l'azienda e il suo patron sembravano invincibili. Al Tanzi uscito dal carcere di Parma sembra che quei vent'anni glieli abbiano scaricati addosso tutti insieme in questi tre mesi. Quando entrò e iniziò a parlare si temeva una nuova Tangentopoli, ma l'unica cosa che abbiamo rivisto di quel periodo è l'odiosa tecnica investigativa: l'uso della carcerazione preventiva per ottenere confessioni e riscontri. Una tecnica che funziona soprattutto su chi il carcere non è certo abituato a frequentarlo, che sia un bancarottiere o un semplice malcapitato.
Attenzione, nessun pietismo: Tanzi è colpevole e reo confesso, ora serve un rapido processo che gli infligga la giusta pena. Rimane il fatto che nel periodo di detenzione proprio lui è stato la principale fonte d'informazione per gli inquirenti, che anzi volevano continuasse. Il gip di Parma lo ha impedito, forse perché la corda della sua salute stava per spezzarsi. Chissà. Rimane il dubbio sulla civiltà e l'inevitabilità di questo modus operandi della magistratura, roba da Santa Inquisizione. Ma anche sull'affidabilità dei risultati: la voglia di uscire rende potrebbe rendere gli indagati particolarmente manipolabili.
Tangentopoli o Parmalat, basta utilizzare quella "scorciatoia".

22/04/2004