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Scriviamo le regole della Terza Repubblica
Il resoconto dell'incontro

Un'Assemblea Costituente e una nuova legge elettorale. Due richieste specifiche, due reagenti chimici da inserire nell'attuale stagnante scenario politico per ottenere l'uscita dalla transizione infinita ed inconcludente della Seconda Repubblica e procedere ad "una dialisi politica che consenta a tutti i riformisti di unirsi e battere estremisti e conservatori". Questi i temi dell'incontro di Società Aperta "Scriviamo le regole della Terza Repubblica" che ha coinvolto anche il segretario dell'Udc Marco Follini, il segretario della Cisl Savino Pezzotta, e il senatore dei Ds Giuliano Amato.

Il punto di partenza è la convinzione che sia impossibile sperare in una evoluzione in meglio dell'attuale sistema bipolare. "Società Aperta parte dal presupposto che i poli non siano riformabili - ha dichiarato il presidente dell'associazione, Enrico Cisnetto - e che occorra rompere il gioco scomponendo e ricomponendo alleanze e partiti.". L'obiettivo finale è dunque una rigenerazione su basi nuove del sistema politico, unico antidoto per scongiurare: "Un orizzonte di progressivo declino politico, economico, sociale e culturale che attende il nostro Paese". Almeno fin quando continuerà ad essere governato da "coalizioni posticce, create solo per vincere le elezioni fortemente condizionate dalle ali e dagli estremismi interni".

Assemblea e legge elettorale non sono quindi due totem programmataci, ma momenti di forte discontinuità rispetto agli attuali meccanismi politici, chiavistelli in grado di forzare la situazione attuale. In particolare, la legge elettorale toglierebbe quel po' di legittimazione alla impropriamente detta Seconda Repubblica che fonda la sua discontinuità istituzionale rispetto al regime precedente esclusivamente sul passaggio dal proporzionale al maggioritario. Mentre l'Assemblea Costituente permetterebbe di affrontare i temi più importanti, quelli delle regole e delle garanzie, nonché del funzionamento dello Stato fuori dalle logiche di scontro maggioranza-opposizione che oggi paralizzano ogni dibattito. Logiche che, come dimostrano le riforme federaliste sia del centro sinistra che del centro destra, se applicate alle grandi questioni istituzionali portano a risultati catastrofici. E proprio dell'utilità e della fattibilità di un nuovo organo costituente si è concentrato l'intervento di Giuliano Amato, sostenitore dell'iniziativa. Il senatore Ds ha prima sottolineato come l'utilizzo attuale della procedura di revisione costituzionale prevista dall'articolo 138 possa avere dei profili d'incostituzionalità, perché in realtà è pensata per modifiche puntuali e circoscritte del testo fondamentale, mentre da dieci anni a questa parte viene impiegata per operare pesanti rimaneggiamenti anche su temi non omogenei.

Ma, nondimeno, la necessità politica di un ripensamento di larghe parti della Costituzione rimane, compito che meglio sarebbe realizzato da un'assemblea ristretta che in un periodo circoscritto produca un documento organico. "La Costituente - conclude Amato che non nasconde le difficoltà tecniche e politiche alla nascita dell'istituzione - dovrà essere il più possibile proporzionalista, perché non deve portare a maggioranze stabili, ma sfruttare le differenze politiche per il suo lavoro".

Più spostato sulla riforma del sistema elettorale l'intervento di Marco Follini, anche per lui proprio l'esperienza della Seconda Repubblica ha dimostrato come sia solo un mezzo incapace, di per sè, di riformare strutturalmente il sistema politico. "Tutti abbiamo sprecato qualche grande incenso alla "rivoluzione maggioritaria" e tuttavia un'idea chiara di cosa significasse questo passaggio non c'era. Volevamo raggiungere tre obiettivi: stabilità, alternanza, ed un rapporto diretto con l'elettore. Invece, il difetto di rappresentanza rimane, ciò è accaduto perché noi ci siamo limitati a cambiare la legge elettorale, senza cambiare cultura politica e partiti. Ora dobbiamo ricostruire un sistema che abbia nei partiti il loro perno, a patto di diventare qualcosa di diverso dagli apparati di prima". Riguardo alle soluzioni concrete, la preferenza di Follini ricade sul meccanismo proporzionale "alla tedesca", ma l'atteggiamento laico sulle formule da adottare riecheggia quello di Società Aperta che "pur di uscire dallo status quo" considera anche l'alternativa del doppio turno alla francese.

Infine Savino Pezzotta, da "osservatore prossimo, ma esterno al mondo politico" coglie il buon segno di un nuovo slancio riformista. " Slancio- commenta - che oggi si è affievolito. Il vero declino italiano non sta tanto nell'economia, dove vedo una metamorfosi profonda, ma nella politica. Il sistema politico è affaticato e incapace di portare modernizzazione. Manca una spinta centripeta vera. Ci sono due riformismi che hanno valori diversi, che condividono il metodo del gradualismo, ma nessuno dei due ha forza orientativa nelle rispettive coalizioni. Il potere delle minoranze è eccessivo, va oltre la mia concezione di democrazia". Proprio per questo, conclude Cisnetto, la diversità dei riformisti deve essere in grado di battere l'unità dei conservatori, evidente nei risultati, convergendo su temi specifici e portando con successi graduali, fuori dalle secche della situazione attuale.

Società Aperta

Roma, 14 settembre 2004


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