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Congresso della Cisl.
Lettera aperta a Savino Pezzotta
Di Enrico Cisnetto
Caro Pezzotta,
quando dopodomani si aprirà il XV congresso della Cisl vorrei
tanto essere nei suoi panni. Non è presunzione, la mia, ma un
atto di sincera comprensione per quello che so essere il suo stato d'animo.
Lei è uno dei pochi, pochissimi esponenti della classe dirigente
di questo Paese che ha capito, e non da oggi, la condizione di declino
strutturale in cui viviamo, e che ha ben compreso di quale rivoluzione
copernicana abbiamo bisogno per uscirne. Lei sa anche che - pur al netto
di una certa retorica liberista - tra le tante cose che occorre fare,
ce ne sono alcune che comportano prezzi da pagare per i lavoratori ma
soprattutto molte che richiedono un deciso cambio di mentalità
da parte del sindacato. In lei la preoccupazione per le sorti di un'Italia
che si è persa per strada il futuro, non ha nulla di strumentale
(come è in altri casi) ma discende dalla consapevolezza che per
troppo tempo abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità,
compreso il fatto che i diritti hanno sovrastato i doveri e il merito.
Lo sa così bene, tutto questo, che non solo non lo ha mai nascosto,
ma si è battuto - prima di tutto dentro il suo mondo - per fare
scelte conseguenti. Per esempio, quando nel 2001 ha vinto il centro-destra,
la Cisl (con la Uil) ha avvalorato la rivendicata autonomia evitando
la pregiudiziale anti-berlusconiana (ma lo stesso aveva fatto con il
centro-sinistra), anzi si è scontrata con la Cgil (e la Fiom)
per l'uso di quell'arma impropria che è il diritto di veto. Basti
pensare che subito dopo lo sciagurato intestardimento del governo (e
della Confindustria di D'Amato) sull'articolo 18, fu firmato il Patto
per l'Italia, che non poco è costato a Pezzotta e a tutta la
Cisl essendosi assunti la responsabilità di rompere il tabù
dell'unità sindacale.
Ma per tutta risposta, Cisl e Uil sono state lasciate sole dal governo.
"Ma come, prima approfitti della rigidità della Cgil per
spaccare il sindacato e poi mi lasci col cerino in mano", ha continuato
a borbottare in bergamasco il buon Pezzotta all'indirizzo di Berlusconi.
Per mesi ha cercato di riannodare il filo spezzato, poi si è
stufato e si è messo a fare gli scioperi. Suo malgrado, perchè
si rende conto, il capo della Cisl, che così non si va da nessuna
parte, e soprattutto che pur con uno spartito diverso, anche con il
centro-sinistra la musica è stata la stessa. E hai voglia di
trattare con la Confindustria "ragionevole" di Montezemolo,
se poi ti manca la terza gamba del tavolo della concertazione. Qui il
problema è il sistema politico, che non funziona e non produce
classe dirigente all'altezza della dimensione epocale delle scelte da
compiere.
E' per questo, caro Pezzotta, che alla vigilia del congresso le mando
un caloroso incitamento: prenda il coraggio a due mani e ponga il problema
del bipolarismo malato, unitamente a quello del declino. Spieghi che
i grandi interessi organizzati, e la Cisl ne rappresenta uno importante,
sono costretti ad essere corporativi anche quando non lo vogliono, e
che per di più - tra recessione, conti pubblici allo sfascio
e mancanza di luoghi e strumenti di mediazione delle diverse istanze
- non possono portare a casa altro che le briciole. Dica che gli imprenditori
sono nelle stesse vostre condizioni, e chieda alla Cisl di "sporcarsi
le mani" occupandosi della politica che non funziona.
Buon congresso.
Pubblicato sulla Sicilia del 3 luglio 2005

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