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Terza repubblica
Lavori in corso
Schema dell'intervento di Enrico Cisnetto,
Presidente di Societa' Aperta,
all'Assemblea del 13 dicembre 2004
- E' passato un anno e mezzo da quando Società Aperta ha cominciato a muovere i primi passi.
- Sono orgoglioso del risultato straordinario che abbiamo ottenuto.
- Un gruppo di amici animati da impegno civile e passione politica, mentre sul palcoscenico della politica (con la p sempre più piccola) si agitano figuranti di quarto ordine.
- Abbiamo condiviso un'analisi che si è rivelata puntuale, abbiamo dato vita ad un laboratorio di idee, ad un pensatoio dove non solo era finalmente piacevole parlare liberamente di Politica (con la p maiuscola), ma dove si sono gettate le basi per un grande progetto.
- Rivendico la primogenitura dell'analisi e dell'elaborazione sul declino economico del Paese, in una fase in cui sulla scena si sono alternati coloro che negano l'esistenza del declino, riducendolo a mero problema congiunturale, e coloro che usano il declino strumentalmente, come arma elettorale (e in questo le due coalizioni si sono scambiate i ruoli).
- Rivendico l'analisi fuori dagli schemi e dai luoghi comuni sulla condizione sociale dell'Italia: noi, prima e meglio delle inchieste del Corriere della Sera e dell'ultimo Censis, abbiamo negato il concetto di impoverimento, e abbiamo parlato della trasformazione degli italiani da produttori di reddito a gestori del patrimonio privato accumulato negli anni delle vacche grasse.
- Rivendico l'analisi sulla crisi del bipolarismo all'italiana, sui limiti di una politica ridotta a mera campagna elettorale permanente, a scontro ideologico senza le ideologie, a leaderismo senza leader, a pura esaltazione dell'anti-politica.
- Rivendico l'analisi sull'interdipendenza che esiste tra i due fenomeni: declino socio-economico e crisi del sistema politico sono due facce della stessa medaglia, sono l'uno causa e conseguenza dell'altro.
- Rivendico che nel bla-bla sull'euro e di fronte al panico da globalizzazione (sfociato nell'antistorica ed inutile richiesta di guerre doganali e protezionismi vari) Società Aperta ha indicato la strada della costituzione degli Stati Uniti d'Europa, progetto indispensabile all'Italia e all'Europa stessa.
- Così come rivendico le proposte di una riforma della legge elettorale (preferendo il sistema tedesco) e della convocazione di un'Assemblea Costituente, che hanno riscosso l'approvazione delle intelligenze del Paese (ricordo per tutti l'intervento di Michele Salvati sul Corriere della Sera).
- Né abbiamo mancato di andare oltre la semplice constatazione del declino, lanciando alcune idee sia sul fronte della politica industriale che sul fronte della modernizzazione e liberalizzazione di mercati, servizi e professioni, sintetizzabili nello schema "più Stato (nelle decisioni), più mercato (nella gestione)".
- Insomma, abbiamo fatto un lavoro egregio: passando da laboratorio di idee e di selezione di classe dirigente a movimento che comincia ad articolarsi sul territorio, e pur tuttavia senza mai abbandonare la logica del pensatoio.
- Ma tutto questo non basta. Intanto perchè si sono aggiunti altri 18 mesi al non governo del Paese, aggravando le cose e rendendo più complicato il loro superamento.
- Ma soprattutto perchè abbiamo di fronte un anno e mezzo di campagna elettorale ininterrotta.
- E un saggio di che cosa saremo costretti ad assistere lo abbiamo visto in questi ultimi giorni.
- La prima premessa è stata lo scambio di "gentilezze" tra Berlusconi e Prodi, con il primo che ha detto che "pensa tutto il male possibile" del secondo e questo ultimo che ha risposto con la storia dei mercenari.
- Poi, sabato, le due kermesse. Quella di Venezia ci ha regalato l'immagine di Berlusconi con il coltello tra i denti che arringa la folla come se fosse il leader dell'opposizione. Nuove promesse sostituiscono e si aggiungono alle vecchie in un caleidoscopio di sogni e illusioni. Non un'assunzione di responsabilità, non un progetto degno di questo nome. Quella di Milano ci ha presentato la solita sfilata di leaderini e leaderucci del centro-sinistra costretti, essendo un'armata Brancaleone, ad usare lo slogan "il futuro ci unisce", come se l'unità di una colazione non dovesse essere un presupposto e non un elemento dell'azione politica. E a Milano si sono ascoltati vecchi slogan e molti no, mentre l'unico collante era quello dell'antiberlusconismo. Il tutto, in entrambi i casi, in un clima da stadio di tifoserie più o meno mercenarie.
- D'altra parte, cosa ci si può aspettare da chi - è il caso del leader del centro-destra- cambia i vertici del proprio partito per editto, senza alcuna discussione e procedura democratica? E cosa ci si può aspettare da chi - è il caso del centro-sinistra - da mesi discute solo su come chiamarsi?
- E cosa ci si può aspettare da un sistema politico che dieci anni dopo ripropone alleanze malcerti, leader usurati e vecchi slogan? E pensare che questo è stato il peggiore decennio della nostra storia repubblicana.
- Cari Amici, diciamoci la verità: abbiamo pensato, sperato, creduto che questa legislatura s'interrompesse, che la corda sfilacciata di questo sistema si strappasse, che questa stramaledetta Seconda Repubblica andasse a farsi fottere. Così non è stato. Il sistema a somma zero ha retto, il risultato continua ad essere zero.
- Dunque, non ci rimane che attendere la fine della legislatura. E non aspettiamoci nulla di buono, anzi. Tutti gli spazi, tutti gli spiragli si stanno chiudendo. Berlusconi sta cambiando i connotati del centro-destra, accentua il profilo leaderistico e personalistico della politica, pensa ad una riforma elettorale a sua immagine e somiglianza, si tuffa in una spericolata quanto dilettantesca operazione sulle tasse che danneggerà le già disastrate finanze pubbliche senza far ripartire l'economia e soprattutto senza modernizzare il nostro capitalismo ormai privo di ogni capacità competitiva. Il suo serrare le fila mette all'angolo le voci libere della colazione, e produce un analogo effetto sui riformisti del centro-sinistra, incapaci (o impossibilitati per ragioni elettorali) a esprime un programma riformista per il centro-sinistra.
- Stiamo perdendo gli interlocutori politici che avevamo trovato lungo il nostro cammino.
- Dobbiamo attrezzarci ad affrontare una lunga e difficile fase prima che i giochi si riaprano.
- E' difficile che ci siano le condizioni per una lista alternativa ad entrambi i poli alle prossime elezioni politiche, ma se dovessero maturare potete star certi che noi ci saremo.
- Viceversa, non siamo interessati a pasticciate aggregazioni laiche, un po' retrò e dal sapore di Prima Repubblica, e comunque schierate con Berlusconi. Né siamo interessati a commistioni laico-clericali come quelle che vedono insieme i laici Ferrara e Pera con i cattolici Buttiglione e Ratzinger. Siamo stati i primi a voler abbattere, proprio dentro Società Aperta, il vecchio steccato che separava laici e cattolici, ma non è questa la strada, come ha mirabilmente scritto sul nostro sito Cesare Greco.
- Ma avremo la forza di attendere. Non cadremo nella tentazione di afferrare al volo qualche maniglia, né in quella di desistere e rifugiarci nel privato.
- Non dubitate: se si arriverà a bocce ferme al 2006, ci penseranno gli elettori e la forza delle cose a sgretolare la Seconda Repubblica. Chiunque vinca le prossime politiche, lo farà con un margine risicato e chiunque sarà all'opposizione non reggerà alla sconfitta.
- Adoperiamo il tempo che abbiamo davanti per prepararci. Per stendere un vero e proprio programma di governo. Per lavorare intorno ad una piattaforma di valori e ad un impianto culturale su cui innestare il pragmatismo delle indicazioni programmatiche. Pensiamo ad un nuovo modello di relazione politica e sociale che sappia salvaguardare la coesione e la concertazione - indispensabili in una società complessa, frammentata e corporativa come quella italiana - senza però riesumare la vecchia logica consociativa e dunque senza rinunciare a valori della modernità quali il dinamismo, la flessibilità, la mobilità, il merito.
- Il Paese è stanco, sfiduciato, sfibrato. Le indicazioni dei sondaggisti più seri sono inequivocabili: circa il 40% degli italiani, e la percentuale è destinata a salire, sono disillusi. Certo, tra loro ci sono i qualunquisti di sempre, ma ci sono anche tanti cittadini che hanno paura del declino e hanno capito che con questo bipolarismo bastardo non si va da nessuna parte.
- Ieri sera sono stato al concerto di Paolo Conte all'Auditorium di Roma, e lì ho avuto la conferma che c'è un'Italia - l'altra Italia - che si rifiuta di dover scegliere tra Apicella e Bandiera Rossa. Costruiamogliela, costruiamocela, una nuova, altra Italia. Società Aperta o serve a questo o non serve.
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