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Il giornale on line, strumento di partecipazione
di Donato Speroni

Sono qui per presentarvi i termini di quella che considero una sfida ambiziosa: fare del sito internet di Società Aperta non solo un mezzo di comunicazione, ma uno strumento di democrazia, un perno del nostro progetto organizzativo per costruire consenso partecipato, per stimolare l'elaborazione e l'approfondimento delle nostre tesi.

Per spiegare l'importanza del progetto devo fare una premessa. Siamo tutti convinti che la nostra sarà una battaglia lunga, una lunga camminata nel deserto nella quale dovremo dialogare con tutti quelli che seguono percorsi a noi vicini, quando li incontriamo, arricchire le nostre capacità di interpretazione e approfondimento dei segnali che ci provengono dall'esterno, ma soprattutto prepararci ad agire nel momento in cui si porranno le condizioni che consentano di dare la spinta decisiva per la costruzione di un sistema diverso, cioè per quello che noi convenzionalmente chiamiamo la terza repubblica.

Il nostro obiettivo è politico, la battaglia alla quale ci prepariamo è politica, ma oggi la nostra azione preparatoria non può che essere innanzitutto culturale. Dobbiamo prepararci e saper aspettare.

Che cosa significa fare cultura in un movimento politico? Per me significa tre cose: dialogo, sedimentazione e formazione.

Dialogo, perché la nostra impostazione riformista, le storie personali di ciascuno di noi, ci portano a dire che non accetteremmo di stare insieme in un gruppo nel quale la discussione non fosse libera e aperta.

Sedimentazione perché non basta discutere tra noi o con gli altri come se si fosse al bar. Dobbiamo precisare le nostre scelte, essere pronti a spiegarle con coerenza e chiarezza. Non per avere un nostro catechismo, perché non siamo una chiesa, ci mancherebbe. Anzi, spesso il nostro lavoro di elaborazione porterà ad enucleare opzioni aperte, molteplici, ma chiare.

La discussione è aperta, talvolta le soluzioni tecniche sono molteplici, ma c'è comunque un concetto politico che ci unisce: il sistema così com'è non funziona, non può funzionare chiunque vinca ed è determinante nell'attuale innegabile declino dell'economia italiana. Per questo abbiamo proposto un'assemblea o comunque un processo costituente.

Proprio per favorire questa elaborazione sarà giusto mettere come sottotitolo al nuovo giornale: "materiali per la costruzione della Terza Repubblica". Attraverso il giornale sedimenteremo cultura riformista.

Se ne avessimo i mezzi, oggi, faremmo subito un quotidiano politico e culturale di quelli tradizionali, che vanno in edicola. Sarebbe nella logica di sviluppo di questo movimento. Personalmente però sono contento di cominciare con un giornale on line, perché avremo così una capacità di interazione che corrisponde perfettamente a questa fase del nostro movimento.

Internet, lo dicono i sacri testi della new economy, non è fatto solo per diffondere brochure elettroniche. Le sue potenzialità emergono quando se ne sfrutta il carattere "one to one", la possibilità di interagire in tempo reale; addirittura, con i nuovi software, di costruire documenti in linea a partecipazione collettiva. Lo dimostra il caso di wikipedia, che è una enciclopedia in più lingue costruita dal basso, o di delicious, il sito che consente di scambiarsi documentazione con lo stessa facilità con la quale i ragazzi si scambiano i file musicali. Sono tools, strumenti gratuiti che ormai funzionano da tempo nel mondo virtuale (che è poi una collettività di milioni di persone reali), ma in Italia sono ignorate persino da gran parte dei costruttori di siti. Se non vado errato, solo Umberto Eco ha scritto di wikipedia su un quotidiano a larga tiratura.

I blog con possibilità di commento, i gruppi di discussione, i wiki, rappresentano un nuovo modo di comunicare.

Non siamo più soltanto alla catena di e-mail che ha avuto un peso importante, anche se per ora non determinante, nella campagna elettorale americana, ma che di fatto rappresenta solo l'informatizzazione del vecchio sistema delle catene telefoniche.

Adesso siamo di fronte ad un nuovo modo di discutere, di definire collettivamente delle idee, forse domani di prendere decisioni. Alcuni politologi parlano di nuove forme di democrazia. Personalmente penso che abbiano ragione.

Per un movimento come il nostro, quello che sta avvenendo in questo campo rappresenta una sfida affascinante, anche se bisogna stare attenti alle fughe in avanti. Sbaglierebbe chi pensasse, in Italia, di sostituire con Internet i modi più tradizionali di fare politica. Chi ci ha provato finora ha avuto cocenti delusioni. Ed anche una discussione spontanea deve essere governata, non per censurare, ma per evitare il suo scadimento, come si è visto in esperienze recenti, come quelle dei radicali.

Ripeto, internet non è ancora, da noi, uno strumento politico, ma certamente è uno strumento culturale, ed è di questo che abbiamo bisogno in questo momento: dobbiamo unire in una rete virtuale ma anche ideale, di comuni valori, tutti quelli che condividono la nostra impostazione e desiderano parlare di politica attraverso la discussione sui contenuti e non solo di polemiche di schieramento ed interessi di bottega. Tutti quelli che possono dare al nostro movimento una ricchezza aggiuntiva: il mondo delle professioni, i ricercatori universitari, i leader d'opinione che si impegnano sul territorio o nella società civile, gli operatori del settore pubblico che non accettano il progressivo decadere dello stato; e naturalmente i giovani disposti a cimentarsi con una cultura che non sia fatta solo di frasi a effetto, ma anche di faticosi approfondimenti.

Ecco, i giovani. Prima avevo parlato di discussione, sedimentazione, ma anche di formazione. Credo infatti che Società Aperta possa fare un grande lavoro in questo campo e ce lo confermano i ragazzi incontrati finora nella nostra sede e nelle riunioni esterne. C'è una grande domanda di conoscenza e di partecipazione. Per loro, il giornale di Società Aperta sarà un'occasione importante, uno strumento che può accompagnare i seminari, le giornate di studio, l'insieme dei programmi che stiamo varando con le associazioni giovanili a noi vicine.

Come vi dicevo, sul progetto del giornale on line stiamo ancora lavorando, anche se alcune linee sono già chiare: il largo spazio all'interattività, il rapido avvio di una newsletter elettronica per inviare a chi è interessato, periodicamente, i contenuti più significativi, l'organizzazione del materiale in modo non convenzionale, seguendo i grandi filoni del nostro impegno: costruire gli Stati Uniti d'Europa, fermare il declino economico, cambiare le regole della politica, difendere l'unità e l'equità sociale del nostro Paese, aprire lo Stato alle nuove generazioni.

Accanto al giornale, naturalmente, Società Aperta continuerà ad avere un suo sito istituzionale, di informazione sulle sue attività. Ma anche qui il criterio del "networking", del fare rete, sarà imperativo, per esempio affidando ai circoli operanti sul territorio la gestione diretta di pagine del sito di loro competenza.

Concludo con una riflessione. Il progetto richiede pochi soldi, ma tanta energia. L' impegno economico è modesto, perché questa è la grande forza di Internet, che ha abbassato le barriere all'ingresso per fare informazione, ma richiede molto lavoro e molta partecipazione.

Insisto su questo concetto. E' necessario che ci siano persone che si assumano l'impegno di contribuire non più solo con articoli episodici, ma seguendo temi, gestendo dibattiti, fornendo documentazione. Questo progetto potrà vivere solo con il contributo di molti, giovani e non giovani, magari anche di chi tra noi su internet non ci va mai e non ha nemmeno una e-mail, ma è detentore di un sapere che attraverso la rete può essere condiviso.

Ho voluto raccontarvi il progetto e formulare l'invito a parteciparvi. Per me, anche dopo 40 anni nel mondo del giornalismo, questa è una sfida bellissima, perché unisce i valori politici ed etici in cui credo, il gusto dell'avanguardia tecnologica e il piacere di lavorare con persone che stimo. Ma ripeto questo è un progetto di interattività. Il suo successo dipende anche, ma direi soprattutto, dalla vostra partecipazione.

Roma, 13 dicembre 2004


Società Aperta: Via della Consulta, 50 - 00184 Roma tel. 064745514