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Un’ampia discussione per delineare la collocazione politica
e definire il quadro dell’organizzazione e delle alleanze
L’incontro nazionale "Come costruire la Terza Repubblica. I Circoli di Società Aperta per lanciare un grande movimento d'opinione" che si è svolto a Roma lunedì 13 dicembre, ha permesso ai rappresentanti dei circoli già costituiti e di quelli in fase di costituzione, di volgere lo sguardo al futuro in vista di una nuova fase nella vita del movimento.
Come ha sottolineato Cesare Greco, coordinatore dell'incontro, il consenso raccolto da Società Aperta nel 2004 ha reso necessario chiarire alcuni punti politici e programmatici del percorso dell'associazione per arrivare a delineare una sua collocazione nel panorama politico e culturale italiano.
Nella sua relazione Davide Giacalone ha parlato di come si è strutturato il mercato politico italiano e di come si ripropone ancora oggi l'annoso problema del rapporto fra laici e cattolici. Ripercorrendo la storia politica italiana ci si rende conto che la questione non è ancora risolta. Con il finire della guerra fredda e con la conseguente caduta delle ideologie, nel nostro paese le rappresentanze ideologiche non sono state sostituite con rappresentanze politiche pragmatiche. Le forze politiche, infatti, hanno conservato una forma di coesione simile a quella dei partiti del passato, ma senza adeguato retroterra culturale e struttura ideologica. Nel panorama odierno, la figura di Berlusconi rappresenta, tanto per la destra che per la sinistra, il collante su cui si regge l'intera struttura del bipolarismo all'italiana e nel quale finiscono per contare più i ricatti delle estreme che gli interessi rappresentati dal centro.
Sul palcoscenico della politica (con la p sempre più piccola), infatti, si agitano figuranti di quarto ordine che dieci anni dopo ripropongono alleanze vacillanti, leader usurati e vecchi slogan, fa notare Enrico Cisnetto nel suo intervento. Dopo un breve consuntivo dei risultati raggiunti dall'associazione nel 2004, il presidente di Società Aperta conclude lanciando una sfida:
"…E' difficile che ci siano le condizioni per una lista alternativa ad entrambi i poli alle prossime elezioni politiche del 2006, ma se dovessero maturare potete star certi che noi ci saremo… Adoperiamo il tempo che abbiamo davanti per prepararci, per stendere un vero e proprio programma di governo, per lavorare intorno ad una piattaforma di valori e ad un impianto culturale su cui innestare il pragmatismo delle indicazioni programmatiche. Pensiamo ad un nuovo modello di relazione politica e sociale che sappia salvaguardare la coesione e la concertazione indispensabili in una società complessa, frammentata e corporativa come quella italiana senza però riesumare la vecchia logica consociativa e dunque senza rinunciare a valori della modernità quali il dinamismo, la flessibilità, la mobilità, il merito… costruiamocela, una nuova altra Italia. Società Aperta o serve a questo o non serve."
Questa nuova fase nella vita dell'associazione, come il responsabile organizzativo Massimo Ursino ha sottolineato nella sua relazione, impone un impegno maggiore per definire le modalità di adesione a Società Aperta, stabilire nuove regole per l'elezione degli organismi dirigenti e regolamentare i criteri di apertura dei circoli locali. E' stata annunciata la costituzione di un gruppo di lavoro per adeguare lo Statuto alla nuova dimensione di Società Aperta. Intanto, Società Aperta raccoglierà tutte le eventuali espressioni d'interesse, ma non ulteriori iscrizioni formali. Queste si riapriranno nei primi mesi del 2005. I Circoli rivestiranno quindi un ruolo fondamentale, sia per il loro contributo in termini di analisi e di proposte, sia come strumento di crescita dell'interesse e del consenso attorno a Società Aperta.
In questa prospettiva avrà un ruolo importante il giornale on line di Società Aperta, illustrato da Donato Speroni, che sta lavorando ad un progetto che sfrutta l'interattività offerta da Internet, con la possibilità di intervenire nei dibattiti attraverso i blog, i gruppi di discussione e i wiki. L'intento è quello di mettere a punto uno strumento di democrazia e di partecipazione, che stimoli l'elaborazione e l'approfondimento delle analisi politiche. Il progetto prevede anche il rapido avvio di una newsletter elettronica per diffondere i contenuti più significativi e una nuova organizzazione del materiale che segua le macroaree sulle quali si articola il ragionamento politico del movimento: costruire gli Stati Uniti d'Europa, fermare il declino economico, cambiare le regole della politica, difendere l'unità e l'equità sociale del Paese, aprire lo Stato alle nuove generazioni. Il sottotitolo proposto peri il nuovo giornale:"Materiali per la costruzione della Terza Repubblica" è un forte richiamo all'obiettivo politico di Società Aperta.
Numerosi interventi hanno sottolineato la coerenza della linea politica tenuta dall'associazione e il forte interesse dei circoli a svilupparne e promuoverne le linee guida sul territorio.
Alessandra Servidori, presidente del Circolo di Bologna, ha posto l'accento sulla centralità del messaggio riformista di Società Aperta e su come questo possa essere portato nelle Regioni; l'organizzazione di incontri nelle città sedi di Circoli potrebbe non solo far conoscere ancora di più il movimento, ma essere lo sprone per politiche regionali meno slegate e più armoniche.
Nelle Regioni siano stati fatti grandi errori di valutazione politica nella stesura degli stessi Statuti: temi così vicini alla "pelle della gente" non possono che interessare ampi strati della popolazione. Portare avanti, nelle forme appropriate, un dibattito costruttivo su tali temi sarebbe necessario per inserire ancora di più l'Associazione nella società civile, fino anche a dare delle indicazioni di merito sui candidati più adatti a riformare davvero la Politica. Alessandra Servidori ha espresso altresì l'apprezzamento per il lavoro del nascituro giornale on line, "indispensabile per dare eco alla nostra voce e far circolare le esperienze di tutti". Soffermandosi poi sui giovani, che potrebbero essere la "forza più grande della politica", ma che sono tagliati fuori dall'attuale classe dirigente; ha raccomandato di coinvolgerli con iniziative mirate al rinnovamento della politica, trovando anche forme nuove e dinamiche per richiamare il loro impegno.
Giuliano Gennaio si è detto convinto che l'attivazione delle fasce giovani della popolazione sia indispensabile per un rinnovamento del Paese, e che sia necessario spingersi anche laddove attualmente Società Aperta non va, come nelle Università.
Gianfranco Polillo ha sostenuto che passare dalle analisi alle proposte di soluzioni fattive sarà la chiave del successo dell'Associazione; per far arrivare davvero il messaggio nella Politica è necessaria una "rivoluzione passiva" di gramsciana memoria, capace di assimilare le tematiche critiche e di trovare all'interno dei blocchi contrapposti attuali i giusti alleati. Il ritorno alle ideologie è un dato di fatto, facilmente riscontrabile anche attraverso il dibattito tra laici e cattolici che ci impegna in questi giorni. L'accelerazione degli avvenimenti ( si veda anche la questione cinese ed indiana) imposta dalla globalizzazione rende evidenti le difficoltà della politica attuale. Davanti a questa situazione di declino, che permea tutta l'Europa ( Francia e Germania comprese nonostante siano più pronte e dotate per fronteggiare la crisi) gli Stati Uniti d'Europa sono la soluzione da cui partire per risalire la china, il minimo comune denominatore per fronteggiare il deteriorarsi della congiuntura.
Renato Maria Cesca ha rinnovato il proprio impegno a portare avanti il messaggio dell'associazione a Padova, focalizzando l'interesse, come detto da Alessandra Servidori, anche sul locale. La realtà padovana, ha sostenuto, è sicuramente un terreno fertile per idee fattive e riformiste come quelle di Società Aperta: soprattutto nel momento di profonda crisi attuale delle Istituzioni, il messaggio da diffondere non è solo politico ma anche pragmatico.
Carlo Iannattone è partito dal particolare - locale per arrivare al generale, e spiega come la querelle tra laici e cattolici indichi un ritorno delle ideologie, e nasconda la richiesta di politica. La gente cerca infatti riparo nelle "case sicure del passato" in attesa di risposte e proposte nuove. Società Aperta deve quindi cogliere la sfida offerta da tali temi, senza perdere la caratteristica di luogo aperto al dibattito ed allo scambio di idee.
Mario Adinolfi ha espresso il suo consenso all'iniziativa del quotidiano on line, che oggi come oggi, è, a suo avviso, è il metodo ideale per comunicare in modo nuovo ed incisivo; ha auspicato che la nascita sul web non sia che la premessa per un quotidiano cartaceo. Ha messo però in guardia sulla lentezza dell'Associazione nel prendere posizione su molte questioni e si è augurato che questo clima di "attesa operosa" possa trasformarsi presto in azioni incisive nella politica nazionale, anche intervenendo direttamente nell'agone politico.
Michele Seno recuperando l'intervento di Cesca, si è detto interessato a portare avanti la fondazione di un circolo a Venezia, ma è scettico in merito all'eventualità di un intervento di Società Aperta per le elezioni regionali. La comunicazione su tematiche locali, come detto in prima istanza da Alessandra Servidori, anche a suo avviso sarebbe molto produttiva. Si potrebbero catalizzare interessi e persone che altrimenti il movimento non sarebbe in grado di raggiungere col proprio messaggio.
Giovanni Somogyi, si è dichiarato convinto della necessità di dare una forte scossa al sistema politico nazionale, con una lotta politica attiva e pubblicizzata a dovere, magari lanciando l'idea di un proporzionale puro. Intervenire decisamente è oramai una scelta irrinunciabile. Restano questioni programmatiche insolute all'interno dell'Associazione e sarebbe opportuno organizzare altri incontri di confronto.
Nella replica Davide Giacalone ha messo in evidenza alcuni degli spunti emersi nel corso della serata, ed ha sottolineato i più rilevanti ai fini associativi:
- coerenza - non entrare nell'ottica bipolare che l'Associazione contesta da sempre: sarebbe un cedere le armi e forse, ancor peggio, un rendere impossibili future manovre politiche.
- novità - mantenere proposte ricche di contenuti che si distacchino dal coro: fare gli uguali non paga, ma pagherebbe ancora meno fare mosse avventate.
- "political correctness" - concetto da superare; nella proposizione di nuovi concetti potrebbe essere solo un vincolo, da superare ma a patto di proporre contenuti nuovi e stimolanti.
- resistenza agli schieramenti - come per la coerenza, non farsi prendere dalla logica bipolare.
E' anzi necessario trovare all'interno degli schieramenti stessi degli interlocutori per scardinarli: non adoperare tali leve sarebbe controproducente e quasi apolitico. La scelta accorta degli alleati non è un fatto sindacabile ma necessario per crescere.
Riflette altresì sull'utilità di incontri interni all'Associazione, per confrontarsi e trovare soluzioni nuove per il movimento.
Enrico Cisnetto, nelle conclusioni del dibattito, ha posto l'accento sulla necessità di continuare ad agire "politicamente", ponderando continuamente i passi da compiere come sempre fatto fino ad adesso. Entrare troppo negli schieramenti sarebbe un errore, contrario alla logica stessa dell'Associazione ed improduttivo in un momento di chiusura della stagione di governo: facendo perno sulle analisi compiute fino ad ora, infilarsi nella mischia sarebbe come compiere un tardivo giro di pista, un inutile sporcarsi le mani. Mettere in luce le contraddizioni del sistema creando e fornendo proposte alternative plausibili e ricche di contenuti deve rimanere la linea guida del movimento. Politica è pazienza; è quindi basilare ponderare il peso delle dichiarazioni e delle prese di posizione: non sempre è produttivo dare libero sfogo alle opinioni estemporanee, quanto ripensarle nell'ottica della linea politica.
Le analisi svolte, ha detto Cisnetto, sono state importanti passi in avanti, con i soli mezzi a disposizione si è avuto risalto nazionale per le proposte sulla Costituente e per la riforma del proporzionale; è quindi con la stessa modularità e ponderatezza, che hanno portato successo, che bisogna procedere. Al momento, oltretutto, non paiono aprirsi spazi di manovra favorevoli, anzi sembra che la politica stia tornando a chiudersi ancor di più nei propri schieramenti. Società Aperta deve quindi gestire il momento di transizione da movimento di "illuministi" a luogo ampio dove condividere la politica e formulare idee, con metodo e attenzione alla gestione delle alleanze e delle condivisioni programmatiche che sono l'anima stessa della politica.
A cura di Daniela D'Amico e Lorenzo Lo Basso
15 dicembre 2004

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