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Gli interventi di Cisnetto, Polillo, Rutelli,
De Michelis, Alemanno, Letta, Tabacci, Artoni, Cerchiai, Profumo

Il sistema economico italiano è in declino, ma la situazione non è catastrofica. Per recuperare, il Paese deve concentrare le sue energie sul risanamento di uno Stato regolatore e di un mercato democratico e competitivo. Tutto questo in un'Europa federale, convinta di poter navigare con disinvoltura nel mercato globale.
Questa è la ricetta proposta da Società Aperta per la ripresa dal declino strutturale italiano.
"La nostra attività è sempre stata sotto traccia e non banale". Enrico Cisnetto, presidente e fondatore di Società Aperta, ricorda il cammino percorso dal movimento politico-culturale, "nato con l'intenzione di fare una politica di qualità".

L'occasione è stata la manifestazione di Società Aperta, tenutasi il 2 febbraio, a Roma. Argomento del dibattito era: "più Stato, più mercato, più Europa." L'evento è stato condotto da Enrico Cisnetto e, dopo una relazione introduttiva di Gianfranco Polillo, sono intervenuti Gianni Alemanno, Anna Maria Artoni, Fabio Cerchiai, Gianni De Michelis, Enrico Letta, Alessandro Profumo, Francesco Rutelli e Bruno Tabacci.
Il punto di partenza è la presa di coscienza del declino della politica e dell'economia nazionali. "Un'analisi negativa e criticata - ha rammentato Enrico Cisnetto - Tuttavia noi ne rivendichiamo la primogenitura". Tuttavia non si può parlare di retorica del declino, o di declino. "Siamo convinti che sia possibile invertire la rotta. E il titolo della nostra manifestazione, "più Stato, più mercato, più Europa", è la sintesi della nostra proposta".
La decadenza politica italiana necessita di una riforma del sistema elettorale e della convocazione dell'Assemblea costituente. Ma Urge anche che l'azienda Italia esca dalla stagnazione e si rimetta in gioco, con gli strumenti adeguati (più Stato e più mercato), sul mercato globale.
Il futuro però non è roseo. "Perché la popolazione italiana è la più anziana d'Europa. E le chance per le generazioni future restano scarse".
Nella proposta di Società Aperta, "più Stato" significa che l'azione riformistica dovrebbe definire uno Stato politicamente responsabile nell'indicare la strada della ripresa. Ma l'intervento dovrebbe avere carattere continentale. Più Europa appunto. "Serve un federalismo europeo - ha spiegato ancora Cisnetto - capace di fronteggiare i protagonisti emergenti del mercato globale: Cina e India." Nella fattispecie, le figure di Blair e Sarkozy potrebbero risultare guide valide per l'affermazione degli Stati Uniti d'Europa. Il Premier inglese, infatti ha agito per una riforma del welfare sia dei diritti che di responsabilità e opportunità. Mentre Sarkozy ha ammesso l'essenzialità del ruolo statale, per affrontare nel modo più proprio la globalizzazione.

Con questa ultima idea Enrico Cisnetto ha concluso il suo intervento e ha lasciato la parola a Gianfranco Polillo che si è soffermato su alcuni aspetti dell'ampia relazione scritta distribuita in apertura dell'incontro.
La relazione dell'economista si è presentata come una sorta di manifesto dell'evento. Il declino era, ovviamente, al centro del discorso e questo è stato descritto con precisione di cifre.
"Ma ad andar male non siamo i soli." Ha sottolineato Polillo. Di declino si discute a Parigi e a Berlino. Ora l'Europa non è un continente smarrito, ma nemmeno quel faro che, agli inizi degli anni '90, poteva scaldare il cuore degli italiani.
La proposta federale, che l'Italia ha importato dai suoi partner dell'Unione europea, avrebbe potuto essere valida, se adottata nel modo giusto. Il federalismo invece è stato ridotto al mero livello teorico, alienato dalle sue esperienze storiche.
Secondo Polillo invece, l'Italia sta seguendo l'esempio federale canadese, improprio per la sua realtà. "Dovremmo osservare l'esperienza tedesca".
L'intervento si è poi concentrato sulla riforma del Titolo V della Costituzione. Necessario per la maggioranza dell'epoca. Polillo però ha ricordato che i nodi vennero al pettine nel 2002, quando si scoprì che "le spese degli enti locali non facevano, e non fanno altro che vessare ulteriormente i conti pubblici.
"E sono appunto i conti pubblici la maggiore preoccupazione del momento". Ha ammonito Polillo. A questo punto però Cisnetto ha interrotto la relazione di Polillo, per lanciare una piccola provocazione.
"Nel dibattito bisogna anche ricordare - ha detto Cisnetto - che c'è una rappresentanza della società civile nazionale, ad esempio gli imprenditori del Nord Est, di che rifiuta l'idea declino e che pensa di cavarsela contenendo i paesi emergenti e limitando la globalizzazione".
Se così fosse, il lavoro di Società Aperta si trasformerebbe in un dibattito di retroguardia.
"Il declino del Paese - ha ribattuto Gianfranco Polillo - non è congiunturale, ma strutturale.
L'intervento deve strutturarsi quindi in modo sistematico." E soprattutto non bisogna atteggiarsi al disfattismo.
"La situazione italiana non è catastrofica. Anzi, ci sono le condizioni oggettive per rimettere il treno italiano sui binari e per farlo passare dallo scartamento ridotto all'alta velocità".
Tra queste condizioni favorevoli, ma non ancora sfruttate, c'è la collocazione geopolitica del nostro Paese.
Polillo ha affermato che l'Italia dovrebbe prendere esempio dalla Venezia del XV secolo. Cioè quando la Serenissima seppe sfruttare una posizione geografica favorevole nelle reti commerciali con l'Oriente.
"Perché a Venezia andò bene allora? - si domanda l'economista - Perché il mercato presentava condizioni oggettivamente sfruttabili, ma anche grazie a una solida coesione politica interna".
La risposta alla crisi, quindi, sempre secondo Polillo, è la costituzione degli Stati Uniti d'Europa.
Un'accelerazione del processo di unità continentale, che inglobi le new entries e che sappia ritrovare la forza di una rappresentanza politica capace di misurarsi con i nuovi problemi del Pianeta, conservando, nelle mutate condizioni, quel ruolo che le deriva dalla sua storia.
Al termine dei due interventi individuali, Cisnetto si è rivolto agli ospiti del dibattito, per conoscere le loro riflessioni in merito alle proposte di Società Aperta.

L'interpretazione di Francesco Rutelli, il primo a parlare, è stata l'auspicio riformare uno Stato capace di far funzionare meglio un mercato ricco di imprese.
"Ma è in merito all'Europa che desidererei concentrare la mia riflessione". Ha aggiunto il presidente della Margherita. La Ue nasce da una discussione lunga trent'anni; un periodo di innovazioni ed evoluzioni, ma di pochi risultati. Euro e allargamento sono state sfide straordinarie. "Ma non possiamo pensare - ha detto ancora - che il lavoro sia terminato." Anzi, questi risultati andrebbero visti come il trampolino di lancio per altri obiettivi. "Penso alla Turchia e all'Ucraina. E quindi a domande di maggiore respiro: dove finisce l'Europa? quali sono i suoi confini? A guardar bene abbiamo a che fare con un lavoro senza fine."
Rutelli ha poi ricordato le sfide aperte con Usa, Cina e India. Una competizione globale ad altissima velocità, in cui l'Europa potrà riuscire se saprà definire il proprio ruolo politico ed economico.
In merito, il leader della Margherita auspica una guida politica capace, a nome di tutti i governi nazionali, di ricucire i rapporti transatlantici. Abbiamo bisogno di un vero cervello per la politica estera e per la difesa. E poi urge creare una cabina di regia per la politica economica tra i membri. "Più Europa, sì io mi prendo l'impegno di prestare maggior importanza all'Europa qui, nel nostro ambiente politico nazionale."

Al contrario Gianni De Michelis ha concentrato la sua attenzione sugli errori commessi dagli ultimi governi. "Il nostro federalismo - ha detto - è figlio di una aberrazione costituzionale, voluta da Bassanini e proseguita dalla Cdl."
Preso atto del danno arrecato alla spesa pubblica da parte degli enti locali, oggi bisogna rispondere al fatidico "che fare?" Secondo il leader del nuovo Partito socialista, il progetto Paese si deve fondare su tre idee: posizionamento, missione, competitività.
"Fino a oggi altri hanno scelto per noi". Ha detto De Michelis, facendo riferimento alle relazioni bipolari della Guerra fredda. "è giunto il momento di ridefinire la nostra posizione internazionale." Ma la logica di tutti questi lavori deve essere ben chiara. All'Italia manca una vera missione. "Fare squadra è un bello slogan, ma bisogna anche capire a quale sport vogliamo giocare."
Stessa musica per la competitività. I protagonisti italiani agiscono sul mercato internazionale, ma questo deve penetrare nel nostro Paese. "Il concetto di competitività include quello di attrattività".
Tuttavia il leader socialista si è detto rattristato per quanto l'Italia non sta facendo in ambito europeo. "L'Unione sta acquisendo sempre più i tratti baltici e non mediterranei - ha protestato - questo perché l'Italia non riesce ad affermarsi come protagonista."
Ma al Paese mancano anche le infrastrutture necessarie per la ripresa. "Si pensi ad Alitalia: non è possibile che la nostra compagnia di bandiera si presenti in simili condizioni."
"Alitalia va rimodernata". Ha esortato De Michelis.
Rimodernata come tutta la struttura economica nazionale: dalla Fiat al turismo, dal settore della grande distribuzione a quello delle costruzioni.
Cisnetto ha sfruttato questa critica come input per rivolgersi al ministro Alemanno e domandargli il motivo dell'assenza di una politica industriale da parte dell'attuale governo.

"Politica industriale ha spesso voluto dire dirigismo e statalismo", ha detto Gianni Alemanno. "Essa è stata espulsa dalla politica, ma credo che oggi si possa recuperare questo vuoto". Non si tratterebbe comunque di tornare al passato, bensì di utilizzare la società civile e la sussidiarietà orizzontale. Insieme a maggiori sforzi nell'innovazione e nella ricerca, bisogna saper agire in ogni filiera produttiva, apportandovi le dovute migliorie."

Dalla parte opposta, ma con una visione non tanto lontana, Enrico Letta ha ricordato gli impegni che l'Europa sta per affrontare nei prossimi cento giorni: il Patto e il Bilancio europeo 2007-2013. "Sulle grandi questioni la discussione non può che essere unitaria". Ha ammesso Letta.
In un mercato globale il federalismo può diventare un'arma a doppio taglio, "ma noi l'abbiamo usato in una maniera distorta." Ha ammesso Letta. Gli interventi di cambiamento e di riforma devono essere affrontate con spirito nazionale e "mettersi in testa che le tappe europee sono uguali per qualsiasi schieramento". E in questo Letta ha apprezzato il lavoro di Alemanno, nel saper trasmettere una politica italiana nelle questioni agricole di tutta l'Unione.

"Ma la cosa non è facile - È intervenuto Bruno Tabacci - Perché l'Italia è governata da un bipolarismo cialtronesco". I lavori sono sempre e solo elettorali, privi di contenuto.

Passando poi la parola ai rappresentanti del mondo economico, Anna Maria Artoni ha detto che le parole chiave per la ripresa sono qualità e investimenti.
"Il ruolo dello Stato - ha detto la presidentessa dei Giovani industriali - dev'essere quello di allenatore, non giocatore, soprattutto nella politica industriale". Uno Stato che sappia investire nel futuro, orientandosi verso i giovani, la ricerca, i talenti e l'attrattività. Concorrenza significa "democrazia economica". Ma al tempo stesso bisogna che le imprese diventino più grandi, si innovino e si internazionalizzino.
"Ora effettivamente ci siamo persi - ha detto Anna Maria Artoni - Perché abbiamo pensato di fare a meno di politica industriale. Abbiamo pensato che con la new economy potessimo fare a meno di infrastruttura".
Io non governo, gestisco un'azienda, quel che mi interessa è un mercato che funzioni grazie alle regole dello Stato, come in Usa e in Gran Bretagna, paesi liberisti, ma pieni di regole.

Alessandro Profumo, amministratore delegato dell'Unicredit, si è detto d'accordo sulla formula più Stato, più mercato, "ma lo Stato lo vedo come regolatore, non decisore, che intervenga non solo sulla fiscalità. Penso che serva un dibattito positivo, un ritorno al valore delle istituzioni e altre regole". E ha aggiunto: "Il ruolo fondamentale dello Stato è regolare in modo chiaro e deciso come in Gran Bretagna e in Usa."

Per Fabio Cerchiai, presidente dell'Ania, "non bisogna essere spaventati per il declino. Esso è naturale. Tutte le grandi aziende declinano, se non si sanno adeguare alle prospettive di cambiamento. Io penso a uno Stato regolatore e imprenditore, ma solo nei settori in cui nessun privato potrebbe sostituire.

Quando poi Enrico Cisnetto ha chiesto un parere su Società Aperta, la risposta è stata pressochè unanime. Le idee, l'azione e le proposte del movimento sono utili per la comprensione della realtà.
Rutelli ha auspicato il successo di Società Aperta nel suo tentativo di aprire un dialogo trasversale su costi ed errori del Titolo V e di avviare una riforma efficace. "Se Società Aperta riuscisse in tal senso e diventasse un soggetto veramente politico, allora otterrebbe la disponibilità di tutti.
A sua volta Alemanno ha appoggiato l'ambizione di un'Assemblea costituente.
Anna Maria Artoni è stata invece più esplicita: "Società Aperta è una giusta rappresentante della politica dei talenti. Sa definire un progetto paese, che bisogna portare avanti".

Nelle parole conclusive, Enrico Cisnetto ha sottolineato nuovamente la crisi della Seconda repubblica. Aggiungendo: "Nel momento in cui si riapriranno i giochi, questo bipolarismo dovrà fare i conti con se stesso". Il cambiamento, politico, economico, ma anche sociale, resta quindi una tappa obbligata, affinché la ripresa avvenga e l'Italia possa tornare a essere un protagonista del mercato e della scena internazionali.

a cura di Antonio Picasso

7 febbraio 2005


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