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Tardivo ma giusto abolire la leva
di Davide Giacalone

E', dunque, finita, con voto largo e senza distinzione fra maggioranza ed opposizione parlamentari, la leva obbligatoria. Non solo ha accompagnato la storia dell'Italia unita, per 143 anni, ma ne è stato uno degli elementi costitutivi.

L'"esercito di popolo" fu voluto perché era l'unico strumento per dare forza al nuovo Stato, ma fu mantenuto anche per evitare che le Forze Armate fossero colte da tentazioni autoritarie, sopraffacendo gli altri poteri democratici. Da molti anni, però, la democrazia italiana è forte e salda, non corre più quel tipo di rischi (gli squilibri fra poteri sono, da ultimo, giunti dal fronte della giustizia, non da quello della difesa), e l'esercito di leva era divenuto troppo costoso e poco efficiente.

Fra i suoi meriti, diciamo così, "secondari", vi fu anche il far viaggiare i giovani maschi, spostandoli su e giù per l'Italia, in un Paese ancora troppo povero per avere la mobilità di oggi. Più di un matrimonio si deve proprio all'esercito di leva.

Ora la difesa è interamente affidata ai volontari, come quelli dei nostri contingenti impegnati all'estero: più preparati e professionali.

L'abolizione della leva è cosa giusta, semmai tardiva. Ma non basta a risolvere il problema politico della difesa. Questo, infatti, si lega alla soluzione del problema politico dell'Europa: un continente con una sola moneta non può avere due o tre politiche estere e venticinque organizzazioni armate. Di questo occorrerà parlare, una volta smaltita la soddisfazione per il voto di ieri.


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