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E', dunque, finita, con voto largo e senza distinzione fra maggioranza ed
opposizione parlamentari, la leva obbligatoria. Non solo ha accompagnato la
storia dell'Italia unita, per 143 anni, ma ne è stato uno degli elementi
costitutivi.
L'"esercito di popolo" fu voluto perché era l'unico strumento per dare
forza al nuovo Stato, ma fu mantenuto anche per evitare che le Forze Armate
fossero colte da tentazioni autoritarie, sopraffacendo gli altri poteri
democratici. Da molti anni, però, la democrazia italiana è forte e salda,
non corre più quel tipo di rischi (gli squilibri fra poteri sono, da ultimo,
giunti dal fronte della giustizia, non da quello della difesa), e l'esercito
di leva era divenuto troppo costoso e poco efficiente.
Fra i suoi meriti, diciamo così, "secondari", vi fu anche il far viaggiare i
giovani maschi, spostandoli su e giù per l'Italia, in un Paese ancora troppo
povero per avere la mobilità di oggi. Più di un matrimonio si deve proprio
all'esercito di leva.
Ora la difesa è interamente affidata ai volontari, come quelli dei nostri
contingenti impegnati all'estero: più preparati e professionali.
L'abolizione della leva è cosa giusta, semmai tardiva. Ma non basta a
risolvere il problema politico della difesa. Questo, infatti, si lega alla
soluzione del problema politico dell'Europa: un continente con una sola
moneta non può avere due o tre politiche estere e venticinque organizzazioni
armate. Di questo occorrerà parlare, una volta smaltita la soddisfazione
per il voto di ieri. |
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