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Diciamo no al separatismo scolastico
di Davide Giacalone

Gli amministratori milanesi hanno pensato ad una scuola per i bambini arabi presenti in città. Un'idea apparentemente giusta, politicamente corretta, ma che nasconde una pericolosa insidia.

L'idea delle scuole per stranieri non è certo originale, e ne esistono molte in giro per il mondo. Quasi tutte, però, sono destinate ad accogliere i figli di comunità che restano chiuse. Per esempio: il figlio di un diplomatico italiano in Finlandia è facile che frequenti una scuola italiana, dato che si pensa tornerà nel nostro Paese una volta terminata la missione del genitore; ma il figlio di un immigrato italiano in america frequenta una scuola statunitense, perché è lì che si è spostata la sua vita.

A conferma di ciò giunge utile l'esperienza fatta a Mazara del Vallo, dove la comunità d'origine tunisina è numerosa, la scuola per bambini arabi esiste da tempo, ed è un fallimento. Già, perché quella scuola finisce con il riprodurre la situazione d'isolamento e diventa un ostacolo all'integrazione. Assai più interessante e positiva, sempre in quella città di pescatori, l'esperienza della scuola italiana dove è stato introdotto l'insegnamento, facoltativo, della lingua araba. La contaminazione giova a tutti, bimbi italiani compresi.

Da noi, grazie al cielo, le scuole non sono luoghi d'indottrinamento, né culturale né religioso. A scuola s'impara ad imparare, e la cosa vale per i bambini ed i giovani di ogni provenienza e fede. Creare luoghi per soli bambini d'origine araba, a dispetto dell'apparente buona volontà, può essere, per loro, la cosa peggiore.

14/07/04


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