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La legge contro l'ostentazione dei simboli religiosi, di qualsiasi
religione, è stata lungamente ed accesamente discussa dalla democrazia
francese. E' stata approvata, e vieta l'uso in luoghi istituzionali del
velo islamico, così come di sfarzose croci cristiane o di kippah ebraiche.
E' una buona legge, nata dal problema di limitare l'uso di un velo che
impedisce l'identificazione delle persone e che, per rispetto nei confronti
degli islamici, si è allargata anche ad altri simboli, oggettivamente meno
intralcianti del velo. Ma non è bastato.
Così come non è bastato, alla Francia, tenersi su una posizione di contrasto
rispetto alla scelta belligerante di americani ed inglesi, e financo diversa
da quella degli italiani, che in Iraq si trovano in missione di pace. Il
terrorismo ha colpito ugualmente, ed ora tiene in mano la vita di due
giornalisti francesi, ricattando il loro Paese, chiedendo che non si dia
applicazione a quella legge sui simboli religiosi.
Questo ulteriore, drammatico capitolo del terrore fondamentalista, consegna
una lezione a quanti, fin qui, hanno fatto finta di non vedere e non capire:
le loro armi non si rivolgono solo contro gli "occupanti", la loro guerra è
contro l'Occidente, la libertà, l'autonomia dell'individuo. Le polemiche
sulla posizione specifica di questo o quel governo sono, naturalmente, del
tutto legittime, ed è questo il sale della democrazia. Ma guai a confondere
il nostro dibattito interno con quella specifica minaccia esterna.
Non si confonda la condotta di queste bande criminali con la storia e la
natura dei popoli cresciuti nel culto islamico, ma a questi terroristi non
si dia una sola speranza di sopravvivenza.
30/08/2004 |
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