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In Italia doppio segnale
dalla comunità islamica

di Davide Giacalone

Come è già avvenuto in Francia, anche in Italia la comunità islamica, o, almeno, parte di questa, ha preso carta e penna per dissociarsi dalle follie del fondamentalismo islamico e riconoscersi, senza riserve, nel nostro modello istituzionale e politico. Solo la democrazia assicura la civile e pacifica convivenza di culture, politiche e fedi diverse.
Lo riconoscono e lo considerano un valore. Benissimo.

Fanno di più: considerano positive le scelte di politica estera dell'Italia, ivi compresa la necessità di combattere il terrorismo e l'intolleranza religiosa. Bene ancora, benché queste ultime siano scelte politiche (che apprezzo), dalle quali non solo è legittimo dissentire, ma larga parte del mondo politico italiano effettivamente dissente.

Nel manifesto, però, trovo un passo che merita una riflessione. "Riteniamo - scrivono - che i tempi siano maturi affinché lo Stato e la società italiana considerino positivamente la prospettiva di un'Italia plurale sul piano etnico, confessionale e culturale, ancorata ad una solida piattaforma di leggi e di valori comuni". Ecco, per chiarezza, l'Italia è già un Paese libero e pluralista. Un Paese che consente il libero sviluppo delle pratiche religiose, senza discriminazione alcuna. Ed è già un Paese con leggi comuni, criticabili, certo, ma esistenti, e da rispettare. Chiunque sappia farlo è il benvenuto, da ovunque venga, quale che siano le sue idee, quale che siano le sue caratteristiche somatiche.

02/08/2004


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