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Burka = fondametalismo
In Italia, no grazie

di Davide Giacalone

Consentire o no che alcune donne, straniere, ma anche italiane, indossino, in Italia, il Burka? In Francia, su questo tema, c'è stato un acceso dibattito pubblico, conclusosi con la proibizione di usare, nei luoghi istituzionali, compresa la scuola, ogni abito che richiami un'appartenenza religiosa. Nel caso del Burka, evidentemente, islamica.

Credo che i francesi abbiano ragione, sebbene abbiano applicato male le loro ragioni. Da noi, fortunatamente, è diffusa, da molti anni, una larga tolleranza sul modo di vestirsi: ciascuno fa quello che gli pare, ed è bene così. Da noi, inoltre, nei secoli si è conquistata la libertà religiosa, talché ciascuno può praticare la propria religione, o non praticarne alcuna. Ed anche questo è un gran bene.

Non di meno la pretesa di certo fondamentalismo islamico di rendere irriconoscibili le donne è inaccettabile, per due ottime ragioni. La prima è che fra le conquiste di cui andiamo orgogliosi vi è anche la parità fra i sessi. La seconda è che abbiamo anche degli obblighi civili, previsti dalla legge e dal buon senso, e, fra questi, quello di potere essere identificabili. Quindi, se, per esempio, una ragazza pretende di sostenere un esame universitario con il Burka, questa pretesa non è assecondabile, perché gli esaminatori non saprebbero chi stanno esaminando.

Si viola, in questo modo, la libertà degli islamici? Credo proprio di no. La maggioranza degli italiani continua a professarsi cattolica, eppure noi non concediamo a pompieri, carabinieri, infermieri, attori, commercianti eccetera, di chiudere la domenica solo perché sono cattolici. Non offendiamo la religione, ma facciamo valere le ragioni del vivere civile.

Questa è la laicità dello Stato. Chi sa apprezzarla è il benvenuto. Chi non ci riesce può anche star fuori dall'Italia.


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