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L'Italia che non c'è: 1- Biotecnologie
di Carlo Iannattone

Il nostro Paese è nel declino: sociale a causa della disgregazione della famiglia, economico a causa dello squagliamento del sistema industriale, politico per l'incapacità di governare delle istituzioni, di sistema per la conflittualità esasperata dei e tra i suoi poteri, e chissà così quanto potremo continuare.

Abbiamo bisogno concretamente e rapidamente di una nuova classe dirigente che riesca ad organizzare lo Stato su basi profondamente innovative.

Il fallimento socio economico dell'ultimo decennio sta tutto qui.

Per governare degnamente la nuova Italia dobbiamo avere il coraggio di passare alla politica della grande trasformazione.

Essa può trovare giovamento solo se sarà capace di sviluppare il grande mutamento di quelle che noi ormai chiamiamo in gergo le Rivoluzioni Convergenti.

Cerchiamo di ricordare quanto il mondo possa esser cambiato negli oltre due secoli di sola rivoluzione industriale.

E successivamente cerchiamo di immaginare quanto ci possano cambiare ben cinque rivoluzioni, le quali si manifestano contemporaneamente.

L'informatica, l'economia democratica del capitale sociale, la crescita demografica, la nuova energia, la genetica.

Con questo primo intervento cercheremo di valutare, ovviamente con criteri di massima, il grande impulso delle biotecnologie e della genomica, veri frutti della rivoluzione genetica.

Con ogni probabilità, nel giro di poco più di una generazione, persino la definizione di vita e di esistenza, potrebbe subire un radicale mutamento.

La principale materia prima del mondo, rappresentata oggi dal petrolio, sarà invece raffigurata dai geni umani, animali, vegetali.

L'uomo diverrà più forte, più longevo, i vegetali produrranno vere materie prime di tipo industriale, inoltre potremmo recuperare per la prima volta i danni dell'inquinamento superando l'attuale politica ambientale solo di tipo preventivo.

Ci troveremo di fronte ad una scienza che come ci premierà allo stesso tempo ci obbligherà a fermare le folli manipolazioni, che qualcuno vorrà perseguire al solo scopo di creare mostri per guerre e/o per sistemi borsistici.

Per arginare questi pericoli, spesso inutili, l'uomo sarà costretto a far nascere una nuova generazione di diritti eugenetici per vivere culturalmente il cambiamento.

Avremo bisogno di una nuova scienza, la sociobiologia, la quale dovrà tendere a rispettare il ruolo della natura nell'ecosistema.

Le biotecnologie con il loro avvento e con le loro architetture diverranno l'oro verde del 21° secolo.

Il controllo delle risorse genetiche diventerà una nuova impalcatura del potere, con consistenti influenze sul futuro.

La nuova Italia, che noi desideriamo ed auspichiamo, per poter affrontare queste grandissime sfide e per poter tornare sull'olimpo internazionale, ha fortemente bisogno di una nuova politica che sia capace di governare tutti questi processi e che né possa equamente distribuire il controllo, le risorse, le influenze di tutta quella che noi definiamo rivoluzione genetica e genomica.

Dovremmo tenere conto dell'esigenza di un nuovo modello dello Stato, il quale dovrà in se riassumere le capacità di investimento produttivo, allo scopo di ridurre il gap tecnologico con i paesi a forte caratterizzazione "biotec".

Proprio per questo avremo anche necessità di formare qualificato management tramite corsi di studi universitari e post universitari di alto perfezionamento.

Tale professionalità verrà così richiesta allo scopo di rendere molto qualificato il sistema produttivo genetico rappresentato dal matrimonio tra capitale pubblico e capitale privato.

Questo sarà l'unico modo per eliminare, in tempi relativamente brevi, la distanza che ci separa, nello scacchiere economico mondiale, dalla posizione attuale a quella che auspichiamo riprenderci e che solo qualche anno fa avevamo.

Ecco perché abbiamo enorme bisogno di una nuova politica, che non potrà essere solo il risultato della salvaguardia e dello sviluppo delle innovazioni "tecno", ma dovrà dimostrarsi anche abile nel rinnovare il proprio pensiero sia filosoficamente che nei contenuti.

Una nuova stagione di programmi, utile al superamento dell'oggi, a vantaggio della grande modernità, il tutto con l'ausilio di un significativo salto culturale, il quale deve oltrepassare i vecchi filoni, ormai esauriti, del pensiero politico della destra borghese, della sinistra dogmatica, del cattolicesimo democratico e liberale.

Entrare a pieno titolo nell'Italia da costruire, nel futuro da conquistare, nell'Europa popolare.

10/02/04


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