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Devono reagire i dirigenti e i giocatori ma anche i giudici e i giornalisti
di Davide
Giacalone
Non c'è ragione alcuna per tollerare che le
partite di calcio si trasformino in guerriglia urbana. Per molte, buone
ragioni.
Come ha giustamente detto il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu,
è intollerabile che ottantacinque tutori dell'ordine finiscano
all'ospedale per una domenica calcistica. La salute di ciascuno di loro
vale più di una assai malintesa passione sportiva.
Lo stadio deve potere essere aperto a tutti, e non ci si deve recare
alla partita con il timore di finire fra i fuochi delle barricate o
sotto la carica della polizia. Se le cose stanno diversamente si chiudano
gli stadi.
L'idea che i violenti siano solo dei ragazzacci o degli esuberanti è
totalmente sbagliata. La forza cieca con la quale si scagliano contro
polizia e carabinieri, oltre, naturalmente, alla furia omicida con cui
si pestano fra loro, è segno di una malattia profonda, di un'aggressività
che deve essere repressa con decisione, se non si vuole che contagi
altri, e più delicati, aspetti ed ambiti della vita civile.
Alla reazione devono essere chiamati i dirigenti delle squadre di calcio
ed i giocatori. Lo sport può fare tranquillamente a meno di quanti
non sappiano spendere una parola contro i violenti. Devono essere chiamati
giornalisti e commentatori, perché è vero che un certo
grado di passionalità rende più accattivanti le discussioni
negli studi televisivi, ma chi non sa usare l'ironia e predilige la
rissa, anche da lì può e deve essere allontanato. E deve
essere chiamata anche la giustizia, affinché sia meno clemente
e comprensiva: leggere sentenze nelle quali si afferma che è
reato far esplodere lacrimogeni allo stadio, ma non il portarceli, lascia
perplessi.
Detto tutto questo, ho davanti l'immagine della partita Lazio-Livorno.
Da una parte si sventolano bandiere con la croce uncinata dei nazisti,
dall'altra quelle della CCCP, l'unione delle repubbliche socialiste
sovietiche, rosse con la falce ed il martello. I simboli delle due grandi
tragedie del ventesimo secolo. Gli stendardi di due ideologie che hanno
parimenti prodotto morte. Osservo, e, in fondo, me ne rallegro. Quelle
bandiere, alla fine, si sono ritrovate nelle uniche mani che le meritano,
quelle degli imbecilli.
12 aprile 2005 |
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