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Sull'attivazione di un programma per l'energia nucleare,governo e opposizione
devono decidere in fretta
di Davide
Giacalone
Vittorio Mincato è amministratore delegato dell'Eni,
vicino alla scadenza del suo mandato. Affidatogli, raro esempio di convergenza
operativa, dalla sinistra e confermatogli dalla destra. Tradizione vuole
che chi si occupa di idrocarburi sia contrario all'uso civile dell'energia
nucleare. Ma questa è una tradizione troppo lontana nel tempo, comunque
non più adatta a chi si trova nella parte del mondo che consuma e non
produce petrolio.
Ed è rompendo la tradizione che oggi Mincato dice: "Vista la situazione
energetica dell'Italia, la scelta del nucleare è quasi obbligata". Aggiungo
io: dato che fra il compiere quella scelta e lo sfruttare i primi Kw
prodotti passano anni, la si deve fare in fretta. Perdere tempo, tergiversare,
baloccarsi in interminabili discussioni, serve solo ad aumentare il
già enorme svantaggio competitivo di un Paese che produce assai meno
energia di quanta ne consuma. Né vi è speranza alcuna che il prezzo
del petrolio possa diminuire, perché, a parte le decisioni dei Paesi
produttori, il massiccio assorbimento da parte di quanti, Cina in testa,
si affacciano allo sviluppo ed all'industrializzazione, quindi al consumo
di energia, depone in senso opposto. Lo stesso Mincato, incautamente,
aveva previsto un calo del prezzo che non c'è stato (anche se da questo
suo errore di previsione è derivato un bene economico per l'Eni).
La soluzione di questo genere di problemi non può essere delegata ad
alcuna legge di mercato. Si tratta di materia che va trattata sul tavolo
della politica, attinente agli interessi collettivi. Ora, con tutta
la comprensione per l'importanza del dibattito sul risultato delle elezioni
regionali, ad un certo punto si dovrà tornare alle cose vere e concrete.
Dovrà tornarci il governo, che ha ancora un anno di vita e non potrà
certo occuparlo facendo il giocoliere delle parole. Dovrà tornarci l'opposizione,
affinché non bruci nel falò dell'inconcludenza e della vaghezza il vantaggio
elettorale fin qui accumulato.
6 aprile 2005 |
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