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Il Bel Paese non deve diventare Disneyland ma neppure fare del masochismo
nazionale
di Davide
Giacalone
L'orchestra della Scala si ribella, chiedendo la testa
del direttore, Riccardo Muti, e del sovrintendente, Mauro Meli. L'ex
sovrintendente, Carlo Fontana, spiega che gli orchestrali non sopportano
la dittatura di Muti. Uno spettacolo, nel complesso, deplorevole e deprimente.
"Il maestro è nell'anima", cantava Paolo Conte, "viva lei, bella e martire,
che tutto quello che le chiede gli darà". Lei era, appunto, l'orchestra,
chiusa nel golfo mistico. E torna alla mente anche il film di Federico
Fellini, "Prova d'orchestra". Allora era la metafora di un'Italia in
autodistruzione. Si era negli anni settanta, ed un'orchestra sindacalizzata
e politicizzata si ribellava al direttore, pensando di sostituirlo con
un metronomo. Ora sappiamo che era anche una profezia.
A Milano la politica non ha saputo fare il suo mestiere, di mediazione
e composizione, se necessario di prevenzione ed imposizione. Gli egoismi
corporativi hanno fatto il resto. Peccato per quei maestri d'orchestra,
così generosamente protesi a voler somigliare alle hostess Alitalia
che hanno scioperato ieri, impegnate nella distruzione dell'azienda
che da loro lavoro.
Ogni tanto sento dire, da qualche comiziante infoiato d'oratoria, che
l'Italia non deve diventare la Disneyland del mondo. In mente mia penso:
ma magari. E' chiaro che non potremo vivere di solo turismo, ma è non
meno chiaro che dal turismo traiamo assai meno di quel che potremmo.
Il nostro non è solo un Paese di coste e paesaggi, è anche il più prezioso
contenitore mondiale di arte, storia, cultura. Ci sono giacimenti inesplorati
accanto ai quali passeggiamo, o, meglio, sotto i quali parcheggiamo.
In questo tessuto nazionale il livello della produzione teatrale e musicale
è ampiamente al di sotto del necessario e dell'opportuno. Spendiamo
soldi pubblici per sovvenzionare film che nessuno vuol vedere, per allestire
scene che nessuno vuol frequentare, ma non abbiamo un vero mercato della
cultura. Abbiamo fatto passi avanti nel settore delle mostre, ma il
resto è bigio.
E' questo un problema nazionale, di questo si discute? No, il mondo
dell'informazione si è accorto della musica perché la ciurma scaligera
s'è rivoltata. Un preclaro esempio di masochismo nazionale.
17 marzo 2005 |
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