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Molti numeri e poche certezze nel nuovo rapporto Onu sulla popolazione
mondiale
di Antonio Gesualdi
L'ultimo rapporto della Divisione della popolazione
delle Nazioni Unite prevede una popolazione mondiale di 9,2 miliardi
di persone nel 2075 ipotizzando un tasso di fecondità di 2,1 figli per
donna. Ovvero: con il solo rimpiazzo della coppia generatrice (che è
ancora, semplicemente, un maschio e una femmina. "L'uno" decimale è
un artificio matematico necessario perché la natura fa mediamente sempre
nascere qualche femminuccia in più) aumentiamo in 70 anni di 3 miliardi.
Ma, sempre considerando "l'esercizio di proiezione demografica", è sufficiente
considerare un'aggiunta o una diminuzione di qualche decimale del tasso
di fecondità - un mezzo figlio in meno o in più per donna - che l'oscillazione
di previsione va a collocarsi da 2,3 a 36,4 miliardi di terrestri nel
2070. Per l'Italia, nel 2100, la forchetta è di 33,5 o 57,5 milioni.
Attenzione non stiamo parlando di questioni lontanissime: i nostri figli
e le nostre figlie e, sicuramente, i nostri nipotini vivranno ancora
in quegli anni. Francois Héran dell'Institut national d'études démographiques
di Parigi sostiene che si tratta di "una forchetta che può lasciare
scettici", ma anche che si tratta di un "esercizio utile" se mette l'umanità
nelle condizioni di scampare allo scenario dell'esplosione o dell'implosione.
Insomma la consapevolezza, prima di tutto. Se questi numeri ci aiutano
ad acquisire consapevolezza di chi siamo e dove andiamo, bene, altrimenti
è solo fiction.
E lo sanno anche i ricercatori dell'Onu che hanno messo le mani avanti
scrivendo che non si tratta di previsioni ma di estrapolazione delle
tendenze attuali. Spiega Héran che siamo come un tifoso di basket -
noi avremmo detto di calcio - che dopo aver visto un minuto di una partita
vuole indovinare il risultato finale. Ma i fatti sono altri: la fecondità
continuerà a scendere così come anche la mortalità. Secondo l'Onu la
"seconda transizione" demografica (la prima è quella europea che riguarda
soprattutto noi italiani) riguarderà i paesi più sviluppati e poi la
"terza" toccherà quelli meno sviluppati. Nel frattempo le donne camperanno
100 anni nei paesi sviluppati e mediamente 96 in quelli meno sviluppati.
Nella realtà le previsioni sulle strutture della popolazione possono
avere un valore per qualche decennio proprio perché si fanno sulla popolazione
che è già nata. Il lavoro degli esperti dell'Onu, sul tasso di fecondità,
non è il risultato di un calcolo ma un'ipotesi a priori. E' alchimia.
Se, infatti, si ipotizzasse di sostenere l'ipotesi del livello di fecondità
attuale, 2,1 figli per donna, nel 2300 l'Africa avrebbe 115.000 miliardi
di abitanti (centoquindicimila miliardi, capito bene!) corrispondente
all'86% degli abitanti della Terra. L'America del Nord e l'Europa saranno,
praticamente, estinte. Già una quindicina di anni fa Jean Bourgeois-Pichat,
ipotizzando generalizzata in Europa la fecondità della Germania a 1,2
figli per donna, pubblicò una previsione di sparizione della stessa
Europa nel 2250. C'è di più: appare sempre più chiaro che nel lungo
termine l'ipotesi della fecondità di rimpiazzo, ovvero 2,1 figli per
donna, che è creduta l'ipotesi più ragionevole e di buon senso, per
gli effetti della progressione esponenziale, risulta quella più sbalorditiva.
Quella, cioè, che provocherebbe l'ipotesi catastrofica.
In realtà queste ipotesi servono, solo, ad attirare l'attenzione sull'argomento
e a sostenere - sempre e comunque - l'idea che l'equilibrio è la cosa
migliore. Le ipotesi catastrofiche che risultano dai presupposti (catastrofici)
servono a ricordarci che dobbiamo monitorare gli eventuali eccessi.
Rischiamo catastrofi epidemiologiche, nucleari, climatiche, alimentari
così come niente può escludere che elimineremo la menopausa, l'aborto
selettivo, adotteremo l'eutanasia, bloccheremo la fertilità o la sterilità
oppure adotteremo svariati sistemi di fecondazione. Già oggi un bambino
o una bambina possono essere concepiti in più di 20 modi diversi. Ma
sta di fatto che anche dopo tutto questo non possiamo non continuare
ad immaginare che l'evoluzione dei comportamenti dipenda dagli uomini
e dalle donne che, come noi, popolano il mondo e quindi abbiamo bisogno
di moniti, di segnali, di ipotesi per poter fare attenzione sull'oggi
e su ciò che è prevedibile a partire dai dati concreti. Ma ipotesi e
dati sono due cose molto, molto diverse.
Concittadini ben informati su questi temi permetterebbero, ad esempio,
politiche sociali, sull'immigrazione e riforme economiche meglio strutturate
e strutturali. Per la fiction-demografica, invece, non è male il cd-rom
di Gilles Pison che permette a ognuno di noi di fare le proprie, singolari,
previsioni e che si intitola, appunto, "6 miliardi di uomini... e io".
10 marzo 2005 |
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