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Anziché protestare con l'Unione europea per l'italiano, preoccupiamoci dei giovani che non conoscono l'inglese
di Davide Giacalone

Accidenti che gran tragedia, l'italiano è stato eliminato dalle lingue utilizzate nel corso delle conferenze stampa nella sede dell'Unione Europea. L'orgoglio nazionale è ferito, si mobilita l'Accademia della Crusca, ed a me vien da ridere. Per tre ragioni:

  1. La lingua internazionale è, da tempo, l'inglese. Non l'inglese della regina, ma una neolingua che ben si presta all'essere parlata e capita da tutti. Il problema linguistico degli italiani è che troppa poca gente conosce l'inglese, e che le nostre scuole lo insegnano in modo penoso.
    Certo, può dar fastidio che mentre l'italiano è stato fatto fuori, sopravvivono il francese ed il tedesco. Il primo, però, è solo il ricordo della diplomazia ante seconda guerra mondiale, ed il secondo l'inutile prova di forza di una potenza regionale. Fra le lingue europee non figura lo spagnolo, ad esempio, che è, di certo, l'idioma europeo più parlato, da nativi, nel mondo.

  2. Alle Nazioni Unite le lingue ufficiali sono, oltre all'inglese, il francese, il cinese, il russo e l'arabo. E' evidente che si comunica in inglese, o non si comunica affatto. Non c'è arabo, russo o cinese, ma non c'è tedesco o francese, che pretenda di calcare le scene della diplomazia o degli affari hablando solo il proprio idioma.

  3. L'italiano è una lingua bellissima e culturalmente preziosa, sottoposta, dagli italiani, a continuo bistrattamento. Non perché si evolva (l'ingresso di nuovi vocaboli è, da noi, inferiore a quanto avviene per l'inglese od il francese), ma perché s'imbastardisce. Mentre in altri Paesi il cinema e la televisione sono stati il veicolo della lingua internazionale, da noi sono divenuti la sede della violenza carnale alla lingua nazionale: con film doppiati facendo a pezzi il congiuntivo e programmi condotti da gente che non conosce alternativa italica ad importazioni spurie, del tipo "supportare".

Così, alla fine, cresciamo giovani che non parlano bene l'inglese, ma, in compenso, neanche l'italiano. Un successone. Di questo mi occuperei, anziché della presunta offesa al valore nazionale, sol perché nella cantilena dell'interprete (soporifera oltre ogni immaginazione), non si troverà più la lingua del bel Paese.

21 febbraio 2005


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