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Procreazione assistita
di Cesare Greco

Il ddl 1514 recante "Norme in materia di procreazione medicalmente assistita" è di fatto legge dello Stato. Una legge tormentata, discussa e che ha provocato una frattura trasversale negli opposti schieramenti.

Che una legge di regolamentazione fosse necessaria è opinione condivisa. Altri paesi avevano già da tempo provveduto a dotarsi di uno strumento legislativo che mettesse ordine nella materia, eliminando soprattutto i rischi connessi ad un utilizzo eccessivamente disinvolto delle tecniche di manipolazione degli embrioni.

Nel nostro paese la legge è arrivata tardi ed è stata accompagnata, soprattutto, da polemiche e contrapposizioni accese sulla sua inadeguatezza e sulle ricadute giuridiche, morali e politiche che innegabilmente provoca.

Appare in ogni caso abbastanza sconcertante l'intenzione espressa da parte di alcuni parlamentari, anche della maggioranza, ancora in corso di votazione e quindi a legge non ancora approvata, di attrezzarsi da subito al fine di modificarla in alcuni punti ritenuti, quanto meno, inadeguati. Segno evidente dei limiti della legge stessa, ma segno anche di un fatto politicamente rilevante e grave, ovvero la discesa in campo ufficiale del Governo in favore dell'approvazione senza possibilità di modifiche, che ha finito per imporre una blindatura irrazionale.

Fino all'approvazione della Camera e all'inizio della discussione in Senato, il Governo aveva mantenuto una doverosa neutralità. Lo schierarsi ufficialmente ha rappresentato un atto grave e un precedente rilevante, per una legge come questa, che tocca la coscienza individuale dei singoli parlamentari e nella discussione della quale acutissimo è stato lo scontro tra cattolici (ma sarebbe meglio dire clericali) e laici (tra cui anche alcuni cattolici). Questo schierarsi del Governo non trova precedenti neanche nel comportamento dei vecchi governi a guida democristiana. Non si schierò il Governo, infatti, all'epoca della discussione sulla legge per il divorzio. Si schierò certamente la DC, ma non il Governo che aveva Ministro degli Esteri il cattolico Aldo Moro e Guardasigilli il laico Oronzo Reale.

Il Polo di centrodestra ha evidentemente modificato negli anni la sua natura, da schieramento a forte impronta laica nel '94, tanto da inserire con successo molti radicali nelle sue liste, che molti voti laici raccolse, a ciò che appare oggi, alla fine di un percorso che ha coinvolto soprattutto il partito del premier, ovvero una compagine fortemente schiacciata su posizioni dettate più dalla Conferenza Episcopale Italiana che da una attenta valutazione della composizione del suo stesso elettorato.

In questa fase della politica italiana appare evidente la difficoltà di capire, tra gli schieramenti contrapposti, chi rappresenta cosa in termini di interessi condivisi tra le diverse componenti sociali. Non si riesce a distinguere un progetto di sviluppo credibile nel campo, ad esempio, della politica industriale, ma una cosa appare chiara: nel campo dei diritti civili, della libertà di ricerca scientifica, dello sviluppo nel settore sempre più strategico delle biotecnologie, l'attuale Governo, e parte anche dell'opposizione, stanno ponendosi come rappresentanti di interessi dettati da motivazioni religiose. Non è un caso che già si affilano pubblicamente le armi per un attacco alla legge sull'aborto. E non potrebbe essere altrimenti visto che lo spirito del I comma dell'articolo 1 della 1514 è proprio quello di porre le basi per un'operazione di questo genere creando, come da più parti sottolineato, una sorta di conflitto di interessi tra madre e concepito. D'altra parte tutto l'impianto della legge appare pervaso da uno spirito punitivo che riporta ad epoche lontane in cui il limite tra peccato e reato appariva spesso indistinto.

Non è forse sottilmente punitivo nei confronti della madre l'impossibilità di superare il limite di tre embrioni con l'alta probabilità di dovere, di conseguenza, ripetere più volte una procedura tutt'altro che innocua? E ancora, come interpretare la prevista possibilità di obiezione di coscienza nei confronti di un atto teso a favorire la nascita di una nuova vita, se non con l'idea che tale atto è comunque qualcosa di moralmente deprecabile e offensivo per la coscienza religiosa di qualcuno?

In un appello firmato da dodici intellettuali tra cui li Nobel Rita Levi Montalcini, il divieto di diagnosi pre impianto e l'obbligo di reinserimento di tutti gli embrioni formati sono stati definiti "stupefacenti dal punto di vista scientifico e ripugnanti dal punto di vista morale" per le possibili conseguenze sulla salute e sul benessere dei bambini che nasceranno. Si impedisce, in sostanza, la diagnosi di possibili patologie genetiche sull'embrione con evidenti conseguenze sul feto.

Certamente appare innegabile la necessità di porre dei limiti precisi all'utilizzo delle tecniche di manipolazione genetica e clonazione, ma negare la possibilità dell'utilizzo a scopo terapeutico degli embrioni soprannumerari esistenti, e comunque destinati alla distruzione, azzerando quanto auspicato nel documento conclusivo della Commissione Dulbecco, voluta dall'allora Ministro della sanità Prof. Veronesi, infligge alla ricerca nel campo delle cellule staminali embrionali nel nostro paese un vulnus gravissimo emarginandola dai grandi filoni condivisi dalla comunità scientifica internazionale. Ma non è un caso che il Ministro della Sanità di questo Governo abbia espresso, insieme al Cardinale Tonini, la sua contrarietà morale al documento Dulbecco. Così come non è un caso che qualche autorevole membro della maggioranza attuale si sia rallegrato per il regalo di Natale fatto al Santo Padre. Grazioso gesto di vassallaggio morale da parte di uno Stato sovrano.

Non so se si giungerà a indire un referendum da parte dei laici. Da una parte vi è scarsa considerazione sull'appeal che tale strumento possa continuare ad avere nei confronti degli italiani dopo gli ultimi flop da indigestione, dall'altra il timore in campo clericale (continuo a distinguerli dai cattolici in senso lato) di una possibile sconfitta, appare evidente dalle prudenti prese di posizione di Buttiglione e altri sulla 194, attaccata immediatamente da esponenti cattolici come Giulio Andreotti.

Sui diritti civili la coscienza degli italiani è storicamente molto sensibile e una eventuale chiamata alle urne dei cittadini, per decidere sullo specifico, potrebbe riservare sorprese sgradevoli anche per chi ritenesse, ancora una volta, più produttivo un bel week-end in spiaggia.

Dicembre 2003

Per ulteriori approfondimenti:
Corriere della Sera (11/12/2003) - Gli inutili steccati
La Repubblica (11/12/2003) - Ritorna la morale di Stato


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