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L'Italia che non c'e':
1- Biotecnologie


L'Italia che non c'e':
2 - Rivoluzione Demografica


L'Italia che non c'e':
3 - L'energia dell'idrogeno


L'Italia che non c'e': 4 - La rivoluzione digitale
di Carlo Iannattone

La rivoluzione informatica, o più propriamente definita digitale, è tra le grandi trasformazioni del nostro tempo sicuramente quella a noi più chiara, più vicina, potremo sicuramente dire quella a noi più amica.

Abbiamo con lei un rapporto familiare, pensiamo di conoscerla a fondo, abbiamo a che farci ogni giorno.

Invece è piena di complessità perché è come la madre delle madri di tutte la altre rivoluzioni, che incombono nel nostro sistema, infatti è colei che ci impone ad ognuno i ritmi e i tempi.

Essa deve essere considerata tecnologia di vasto raggio d'impiego, fondamento del regime delle innovazioni, talmente autorigenerante, che viene definita insieme di mutamenti moltiplicativi.

In virtù dell'applicazione, in essa, della logica binaria è divenuta una vera forza propulsiva, che spinge la nuova economia e le nuove socialità ad altissimi livelli di velocità.

Se pensiamo ad applicare a questa meraviglia della tecnica ulteriori scoperte scientifiche, come la recente struttura di transistor ultraveloce che permetterà di creare microprocessori contenenti un miliardo di transistor ben venticinque volte più potente degli attuali, ognuno di noi potrà facilmente intuire quali potranno essere gli straordinari effetti.

Questi saranno dirompenti in ogni attività umana, si formeranno nuove concezioni del tempo e della distanza, dello spazio e del territorio, degli stati fisici come di quelli giuridici. Profondi cambiamenti che necessiteranno di nuovi confini nazionali, di ulteriore rapidità delle azioni, di impercompetitività, di assoluta necessità di possedere sempre maggiori livelli di conoscenza.

Il tutto inciderà massicciamente sia sul tessuto sociale come su quello economico, il fattore principale della produzione non sarà più il capitale, la materia prima o la forza lavoro, bensì il sapere.

Esistono già esempi in tal senso nelle cosiddette aziende estese, dove operai stanziati in Marocco cuciono pantaloni tagliati con macchine teleguidate dall'Olanda.
Si potranno fare gestioni in tempo reale di qualsiasi personalizzazione del prodotto da parte del cliente, come magazzini in just in time.

Questi ritmi di velocità produrranno però nell'uomo una vera mutazione antropologica, sarà il potere della velocità ad organizzare la società.
Nello stesso momento dovremo stare molto attenti e regolare l'emersione di queste moltitudini di pluralità, altrimenti si rischieranno conflittualità.

L'uomo nella sua soggettività subirà, sempre a causa della supervelocità, profonde modifiche delle sue sensibilità come della sua intelligenza.
Dovremo essere capaci di individuare nuove mappe dell'evoluzione umana per giungere ad una nuova metodologia del pensiero.
Avremo bisogno di nuove scienze specifiche per governare questi complessi processi vedi innanzi tutto la sociodromologia.
Avremo bisogno di una nuova scuola, completamente modernizzata, dove la conoscenza venga assorbita con tecniche di autogenerazione, in modo tale che possa rimanere in ognuno un modello di autoformazione per il suo intero arco di vita, senza subire pericolose fermate.

La velocità estrema, la comunicazione estrema, gli abbattimenti degli spazi e delle leggi circoscritte territorialmente faranno divenire l'uomo un neoapolide.
Questo uomo sarà il frutto della globalizzazione. Dovremo tenere conto che il sistema globale crescerà in modo rapido tanto e quanto diverranno più piccoli i suoi stessi protagonisti.

La risposta al governo di questi cambiamenti sarà la creazione del sistema glocale (globale e locale insieme).
In questo modo entreremo all'interno di immense reti di condivisione o per motivi sociali, o economici, o culturali.

Stanno già nascendo gli embrioni di cybercittà, che espandendosi diverranno vere e proprie ecumonopoli situate all'interno del sistema di trasmissione della comunicazione, composte da centinaia di migliaia di abitanti elettronici che conviveranno non in un territorio omogeneo, ma in una condivisione della soggettività.

In Italia tutto ciò ancora si percepisce molto lievemente e la politica non può solo attendere per poi esserne espulsa, ed allora abbiamo bisogno di una specifica sua governabilità.

Dovremo portare le nostre conoscenze ad un livello adeguato per far nascere ben presto nel nostro paese una specifica politica glocale, con burocrazie glocali, con governi glocali. Di conseguenza avremo bisogno di scuole glocali, educatori glocali, programmi glocali. Avremo ancor più bisogno di una democrazia glocale basata sulla e-democraticy utile a governare i neoprocessi sociali, economici e politici che si svilupperanno all'interno delle e-polis.

E la nostra attuale Italia ??
La leadership politica del nostro paese si è fermata al solo cambiamento di uno dei fattori, rendendolo un po' più dinamico, ma non si è assolutamente impegnata a conoscere le modalità di governo dei risultati di questa immensa modernizzazione, anche perché non li conosce proprio.
Un esempio? Cercano di introdurre il voto elettronico, ma stanno ben lontani dal riconoscere le necessità richieste da ogni cittadino sull'aumento delle proprie competenze decisionali.

Oppure erogano l'e-certificato o il chip della carta d'identità, ma non costruiscono poteri decisionali multipli ed in tempo reale dell'esecutivo di governo. Insomma siamo tuttora in un Italia dove della rivoluzione digitale c'è solo la pubblicità.

22/03/04


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