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Fanatismi: bimbi russi che muiono cellule staminali che guariscono
di Davide Giacalone
Da Pavia giunge una splendida notizia: un bambino guarisce dalla talassemia, malattia del sangue, grazie all'uso di cellule staminali prelevate dal cordone ombelicale di due fratellini, gemelli. Si potrebbe solo esultare, volgendo alla ricerca scientifica lo sguardo che non riesce a star fermo in Ossezia, dove bambini vengono immolati al fanatismo folle delle fedi. Ma non basta, occorre guardar meglio.
Intanto i due gemelli sono stati concepiti in Turchia, perché in Italia sarebbero stati due fuorilegge. Già, la coppia che aveva dato alla luce un bambino talassemico ha deciso, più che giustamente, di non affidarsi al caso e di richiedere test genetici prima dell'impianto dell'ovulo fecondato. Questa pratica, in Italia, è illegale. Nell'islamica Turchia è stata possibile.
I test genetici sono odiosi, forse anche terrificanti, se destinati a determinare le caratteristiche superflue del nascituro. Ma se fatti per evitare che abbia malattie ereditarie e mortali, siano benedetti. La legge, dunque, non può solo proibire, deve saper distinguere.
In quanto alla ricerca, poi, occorre ricordare che la legge italiana non solo proibisce la creazione di embrioni per la fornitura di cellule staminali, ma, addirittura, obbliga alla distruzione, obbliga alla fine nella spazzatura, le migliaia di ovuli fecondati e congelati che non saranno mai impiantati. Una follia, evitando la quale sarebbe più facile studiare quel che ora restituisce alla vita un bambino già nato, un essere umano già capace di intendere ed elaborare le emozioni.
La talassemia è nota anche con il nome di "anemia mediterranea", ed è una malattia il cui esito è la morte. Speriamo si riesca a trovare il metodo per curare anche l'anemia legislativa, si riesca a vivere in un mondo ove sia maggiore l'orrore per Beslan e maggiore la gioia per Pavia. Intanto si raccolgano le firme per il referendum abrogativo e s'inietti un ricostituente di razionalità ed umanità nel corpo mollaccioso di questo Parlamento.
06/09/2004

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