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Che noia di Davide Giacalone
Che noia. Dopo i pranzi natalizi in famiglia arriva l¹inaugurazione
dell¹anno giudiziario, e la noia cresce, il senso d¹inutilità straripa, la
retorica e la melassa ci sommergono. Sono anni che mi occupo del disastro
della giustizia, sono anni che ci battiamo per riforme capaci di rendere
giustizia ai cittadini in tempi ragionevoli, sono anni che seguo con la
lente d¹ingrandimento ogni inaugurazione, ogni parola, ogni sussulto. Ma la
noia non fa che crescere.
Non cambia niente. Ogni hanno i magistrati rivendicano autonomia e
rispetto, ogni hanno il mondo politico si divide fra quanti ricordano la
mancanza di rispetto da parte dei magistrati e quanti applaudono le toghe
perché vogliono far credere ai cittadini d¹essere gli unici onesti, gli
unici che possono sperare nel gran lavacro del processo al malaffare. Ma
ogni anno, a dispetto di tante chiacchiere, i tempi della giustizia
s¹allungano, i reati impuniti crescono, le riforme non si fanno, i soldi non
arrivano, e noi dovremmo star qui a commentare la noia mortale di un
discorso letto in modo noiosissimo e tragicamente inutile.
Colpa del lettore? Ma no, colpa di un rito che non ha più alcun senso, di
un dibattito politico senza capo né coda, di una maggioranza incapace di
rispettare il proprio programma elettorale, di un¹opposizione schiavizzata
dai girotondini. Colpa d¹un paese senza salti di qualità, di una cultura
del diritto appannaggio di pochi maniaci, di una rassegnazione
all¹ingiustizia che è causa ed effetto di tanto sfacelo.
All¹inaugurazione nazionale seguiranno le aperture in ciascuna
giurisdizione. Sui giornali lo spazio andrà degradando: dalle prime pagine
di una volta al taglio basso e seguito in cronaca. No, non è cambiato
nulla, solo tutti si rassegnano. Noi no, noi non vogliamo rassegnarci.
Quindi, almeno per oggi, anziché commentare il niente ci limitiamo a
segnalare la noia.
13/01/2004

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