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La legge cirielli non risolverà i problemi di una giustizia penale
che funziona poco e male
di Davide Giacalone
Ohibò, se il centro destra insisterà nel voler votare
la ex Cirielli, se per i non recidivi si accorceranno i tempi della
prescrizione, un numero enorme di procedimenti penali finirà nel nulla.
Si scandalizzano, le anime candide, ed invitano alla resistenza civile.
Ma più che anime candide sono anime sciocche: da una parte non conoscono
la realtà, dall'altra non sanno cos'è la prescrizione. Cominciamo dalla
realtà: lo scandalo dei procedimenti penali suicidati dalla prescrizione
non è un'eventualità indotta da futuri provvedimenti legislativi, ma
la normalità della (penosa) vita giudiziaria italiana. Nel 1996 i provvedimenti
di prescrizione erano 56.486, nel 2003 sono giunti a 206.891. I reati
prescritti erano, sempre nel 1996, 83.390, mentre sono giunti a quota
259.427 nel 2003. Un trend che ha quasi quadruplicato le prescrizioni.
E gli ultimi dati disponibili sono quelli del 2003, nel frattempo le
cose sono ulteriormente peggiorate.
All'incirca l'80 per cento delle prescrizioni è constatata davanti al
Gup (giudice dell'udienza preliminare). Il che significa che una grande
parte dei procedimenti penali arrivano già bolliti al primo vaglio giurisdizionale.
Da cosa dipende? Naturalmente può dipendere, ed in parte effettivamente
dipende, dal fatto che certe notizie di reato emergono dopo che è già
passato del tempo da quando il reato si è consumato. Però è improbabile
che ciò sia percentualmente significativo, quindi si deve trovare un'altra
spiegazione. Eccola: i termini delle indagini vengo prolungati automaticamente
ed acriticamente, molto al di là della effettiva utilità; i pubblici
ministeri, concluse le indagini preliminari, non provvedono subito (come
dovrebbero) alla richiesta di rinvio a giudizio e, morale della favola,
quando l'intera faccenda arriva davanti al Gup sono passati anni.
Non c'è adeguata consapevolezza del fatto che tutti i termini relativi
all'attività difensiva sono termini perentori: o li rispetti o perdi
il diritto a determinate iniziative ed opposizioni. Mentre i termini
che riguardano l'accusa, la procura, sono in gran parte ordinatori,
vale a dire che una cosa la si dovrebbe fare entro un mese, ma se la
fai in un anno non succede niente. Ecco una prima riforma da farsi:
perentorietà per ambo le parti.
Poi cominciano le udienze, e non è raro (anzi è inquietantemente frequente)
il caso di rinvii che pareggiano, e talora superano l'anno solare. Il
tempo così sprecato si trasforma in prescrizione, che viene constatata
dal Tribunale o dalla Corte d'appello.
In altre parole: la giustizia penale italiana è incapace di funzionare,
e non per le attività dilatorie messe in atto dalle difese, ma, semplicemente,
perché si lavora poco e male. A rendere malandato il lavoro, certamente,
contribuisce una produzione legislativa continua e caotica, incapace
di cambiare un sistema che non funziona, ma perfettamente in grado di
cambiare più volte le carte in tavola. Taluni, ad esempio la magistratura
associata, hanno proposto di allungare i tempi della prescrizione. Proposta
folle, pari a quella di chi vuole allungare il termometro non essendo
capace di far scendere la febbre. La prescrizione è un istituto di civiltà
giuridica, che purtroppo misura i fallimenti della giustizia.
La prescrizione segna il momento in cui lo Stato perde il diritto di
perseguire un cittadino. La misura temporale cambia a seconda della
gravità del reato, e quando sentite dire che cadono in prescrizione
reati gravi vuol dire che sono passati lustri dal giorno in cui si presume
che siano stati commessi. Si presume, perché la prescrizione di cui
stiamo parlando impedisce il giudizio e, quindi, l'imputato ne esce
da innocente totale, senza che tale sua innocenza possa essere messa
in discussione, a meno che non si mettano in discussione la Costituzione,
la Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo e la Dichiarazione Universale
dei Diritti dell'Uomo. Robetta pesante, insomma. E' un istituto civile
perché è certamente incivile costringere un cittadino a difendersi per
decenni (pagando la propria difesa), da un'ipotesi di reato. Delle due
l'una: o ci sono le prove, ed allora lo si condanni, o non ci sono,
ed allora lo si assolva. Ma tenerlo in sospeso è una tortura intollerabile.
La prescrizione è la pacchia dei colpevoli e la frustrazione degli innocenti.
E' vero che un imputato può rinunciare alla prescrizione, ma è anche
vero che dopo dieci, quindici, venti anni di persecuzione un innocente
ha già maturato una fiducia pari allo zero, nei confronti di chi amministra
la macchina persecutrice.
La ex Cirielli, dunque, è una buona proposta e sarà una buona legge?
No, perché non risolverà nessuno di questi problemi e, in qualche caso
(come in quello dei recidivi) li aggraverà. Ma non è neanche l'anticamera
del disastro, perché il disastro è già in atto. A quello occorrerebbe
trovare rimedio, affrontando i problemi della giustizia senza avere
timori reverenziali nei confronti del corporativismo togato, con il
realismo di chi sa che la bancarotta è già avvenuta e che sono seriamente
minacciati sia i diritti dell'individuo caduto nel tritacarne giudiziario,
sia quelli della collettività a veder condannati, a pena certa ed effettiva,
i colpevoli.
24 marzo 2005

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