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Questa volta ha ragione Berlusconi,
quella rinviata da Ciampi è una mezza riforma di Davide Giacalone
Che bello poter dire di riconoscersi pienamente nelle parole di Silvio Berlusconi. Dopo il rinvio alle Camere della riforma dell'ordinamento giudiziario, egli ha detto che quella è una riformetta all'acqua di rose, del tutto inadatta a risolvere i gravi problemi della giustizia italiana. Ed era quello che avevo scritto anch'io: non contiene alcuna infamità, va nella direzione giusta, ma è poca e povera roba. Solo che io commento le cose che accadono, mentre lui, Berlusconi, è il capo del governo, nonché riconosciuto capo della maggioranza parlamentare. Chi crede debba farle, le riforme vere?
Quella che ci scorre fra le mani è una legislatura sprecata. Era nata con una maggioranza numericamente solida e forte, fin troppo intenzionata a cambiar le cose. Il terreno della giustizia è emblematico: scontri al calor bianco, urla, strepiti, scioperi e, alla fine, robetta all'acqua di rose.
Si dirà: poco male, tanto, alla fine, si vota, e chi è insoddisfatto della maggioranza voti per l'odierna opposizione. Sì, ma a patto di non sapere che l'opposizione non è che volesse di più e di meglio (più separazione delle carriere, più rigore disciplinare, più selezione, più meritocrazia), ma di meno e di peggio.
Molti s'accalorano, parlando di giustizia, per le sorti di questo o di quello, pensano di aver capito tutto intuendo che una data norma salva Tizio o ammazza Caio. Costoro parlano del nulla, o dell'irrilevante. Si rifletta, invece, sul fatto che il nostro sistema politico è bloccato, da anni, con gravissimo danno per il Paese. Ingessato in un bipolarismo senza senso e senza sugo, buono solo ad organizzare le truppe elettorali, ma incapace di contrastare le spinte dei corporativismi e degli estremismi. Quando va bene partorisce riforme all'acqua di rose, che non servono a niente, quando va male (tanto con il centro sinistra quanto con il centro destra) intacca l'ordinamento dello Stato per dire d'aver fatto un federalismo bastardo di cui, davvero, non si sente il bisogno.
17 dicembre 2004

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