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La riforma è solo un passo, ma nella direzione giusta
di Davide Giacalone
La Camera ha varato la riforma dell'ordinamento giudiziario. Un indubbio
successo per il governo. Non si tratta di una riforma profonda e decisiva,
ma contiene novità importanti e, quindi, si tratta di un passo positivo.
Quanti, ancora oggi, strepitano paventando chissà quali disastri, continuano
a far propaganda fuori tempo massimo, e, cosa ancor più grave, inducono a
sottovalutare il pericolo più serio: che non cambi nulla.
La separazione delle funzioni non è la separazione delle carriere. Due
concorsi, per giunta non obbligatori, non sono lo scardinamento della
carriera per anzianità. La maggiore precisione nella definizione
dell'illecito disciplinare si accompagna al fatto che i magistrati
continueranno ad autogiudicarsi. Ma, insomma, è già qualche cosa.
Attenti, però, a non far confusione ed a non dimenticare due cose. La prima
è che la legge prevede diversi passaggi attuativi, con apposita delega al
governo. Purtroppo è pessima abitudine, dalle nostre parti, far grandi
battaglie per approvare leggi che, poi, nessuno si cura d'applicare.
Esempio: esattamente un anno fa è stata approvata la legge sul sistema
dell'informazione, detta Gasparri, dove era scritto che i regolamenti
attuativi sarebbero arrivati entro tre mesi, ne sono passati dodici e non se
vede neanche uno.
La seconda cosa è non confondere l'ordinamento giudiziario con il
funzionamento della giustizia. Per questo, per porre un freno alla mala
amministrazione che trascina per anni procedimenti semplici, si deve mettere
mano alla procedura ed ai codici. Il governo ha insediato, tre anni fa,
delle commissioni di studio. Forse è giunto il momento degli esami.
(2/12/04)

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