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Falcone morì pugnalato alle spalle di Davide Giacalone
L'hanno nascosta la notizia, rimpiattata nelle pagine interne, con titoli che non si capiscono. Fa eccezione il Giornale, che la mette in prima. Eppure è grossa: la Corte di Cassazione giunge alla conclusione del processo per l'attentato dell'Addaura, tentato nel 1989, e che poteva costare la vita a Giovanni Falcone e stabilisce che: a. l'attentato era vero, e non una montatura della vittima o dei servizi segreti, tant'è che ne condanna gli autori; b. che lo si utilizzò per denigrare Falcone, per isolarlo, facendolo oggetto di "torbidi giochi di potere … tendenti ad impedire che egli assumesse prestigiosi incarichi".
Quali? Non fu nominato consigliere istruttore, non fu eletto nel Consiglio Superiore della Magistratura, non fu nominato alto commissario antimafia. Chi i nemici? La Cassazione indica, esplicitamente, Domenico Sica, che ebbe il posto che sarebbe spettato a Falcone, la "toga rossa" (autodefinizione) Francesco Misiani, e Mario Mori. Ma noi abbiamo buona memoria: ad impedire la sua carriera in magistratura fu un voto del Csm, ove determinante risultò la contrarietà di magistratura democratica e del suo più importante rappresentante: Elena Paciotti. Poi la dottoressa divenne presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, da dove, con forza, difese la totale indipendenza dei magistrati dalla politica. La mattina dopo fu eletta parlamentare europea nelle liste del fu partito comunista italiano.
A combattere contro l'ipotesi che Falcone si occupasse di antimafia fu Luciano Violante, che allora gli preferiva Agostino Cordova. Poi, dopo la strage di Capaci, tutti a dire che era il migliore, il più bravo, il più competente. La sinistra giudiziaria sostenne a gran voce che la mafia ammazza gli isolati, e questa era la ragione per la quale si doveva sempre stare dalla parte degli inquisitori. La tesi non mi ha mai convinto, ma, in ogni caso, è esattamente quel che loro fecero a Giovanni Falcone. Nel cui nome, per anni, Palermo è stata solcata da cortei commemorativi, guidati da quanti fecero di tutto per impedirgli di lavorare.
Tutti in piedi, quindi, per ricordare un uomo giusto, probo, dedito al dovere. E che per quello morì, dopo essere stato pugnalato alle spalle.
(20/10/04)

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