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Un grande bisogno di politica
di Enrico Cisnetto
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L'INGANNO DI MANI PULITE, L'ILLUSIONE MAGGIORITARIA

In questo contesto, a molti parve una panacea l'eliminazione dei voti di preferenza e l'introduzione di un sistema elettorale uninominale maggioritario ad un turno, che peraltro confusamente cercava di conservare una qualche forma di proporzionalismo.
La riforma era solo parziale, e isolata da altri interventi strutturali sul sistema politico-istituzionale. Passata l'euforia referendaria che caratterizzò l'inizio di questo processo, essa non riuscì a ridurre la frammentazione politica, non diede maggiore stabilità ed efficienza ai governi, non eliminò malaffare e corruzione che minavano la credibilità delle istituzioni. Era così ieri, è così anche oggi.
Questi fenomeni degenerativi della Prima Repubblica non costituivano la sostanza del modello politico-istituzionale prodotto dai "padri costituenti", ma solo un bubbone circoscritto che però andava decisamente estirpato con normali interventi della magistratura. Su tali fenomeni, invece, si innestò, accanto ad iniziative giudiziarie rigorose e necessarie, un tentativo di liquidazione sommaria dei soggetti politici e dell'esperienza storica denominata Prima Repubblica, che vide oggettivamente alleati parte della magistratura, gran parte della sinistra tradizionale e spezzoni degli stessi partiti che erano le vittime designate della cosiddetta "era di Mani Pulite".
Nel 1992 gli elettori, pacificamente e liberamente chiamati alle urne, consegnarono ancora la loro fiducia alle forze di governo; alla fine del 1993 quelle stesse forze politiche non esistevano più. Ma se riuscì l'illegittimo tentativo di mettere fuori gioco un'intera classe politica per via giudiziaria, non riuscì invece l'opera promessa di pulizia e moralizzazione della vita pubblica. Né poteva accadere, per almeno tre ragioni, tra loro organiche.
La prima ha a che fare con una bugia: quella che gli italiani si sono fatti raccontare e hanno raccontato a se stessi circa la fine della Prima Repubblica. Molti hanno parlato di "liberazione dal giogo dei partiti", altri hanno evocato "il complotto delle toghe rosse", ma nessuno ha detto con franchezza che non si può decapitare un sistema politico e una classe dirigente senza avere un'alternativa pronta. Il risultato, infatti - e qui siamo alla seconda ragione - è che ha prevalso l'antipolitica. Ci siamo dimenticati che nei sistemi democratici i partiti politici hanno una funzione ineliminabile, quella della mediazione degli interessi legittimi, e che la crisi dei partiti è la crisi delle democrazie, cui non rimane che la deriva plebiscitaria. La terza ragione, infine, attiene al corretto funzionamento della magistratura e al bilanciamento dei poteri costituzionali: due obiettivi impossibili da perseguire, se si considera che il bipolarismo che costituisce l'essenza della Seconda Repubblica è figlio del "manipulistismo". Lo è il centro-destra di Silvio Berlusconi, che senza la caduta della Prima Repubblica - evocata a gran voce dai suoi media - non avrebbe mai potuto "scendere in campo", e lo è il centro-sinistra, il cui unico collante è stato e rimane l'anti-berlusconismo.

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