|
|
 |
La risposta di Enrico Cisnetto
Del caldo non so, perchè sono a Cortina, dove notoriamente l'aria fina aiuta a riflettere meglio. Provo a rispondere contemporaneamente a Ottavio e Davide, visto che espongono tesi coincidenti.
Lo so che laici e cattolici hanno governato insieme questo paese. E so anche che l'esistenza della Dc rendeva necessaria la presenza di forze laiche organizzate (ma divise, non casualmente). Ora, però, nonostante che i cattolici siano in entrambi gli schieramenti, essi sono o piccoli (Udc, Udeur) o non in maggioranza (Margherita). Inoltre nessuno di noi, credo, auspica il ritorno della Dc. Ergo, in questo momento i laici non hanno bisogno di controbilanciare alcunchè, ma hanno invece bisogno di esserci, con le loro (nostre) idee. Che per inciso sono identificabili come tali su alcune questioni (diritti civili, etica, ecc.), ma non altrettanto su tutto il resto delle questioni (economia, politica estera, assetti istituzionali, ecc.). E infatti, tra i laici ci sono i liberali (io lo sono) ma anche i liberisti (io non lo sono e se non ricordo male i repubblicani di Ugo La Malfa non lo erano, caro Davide), e pure i socialisti, marxisti e non. Insomma, intendo dire che la connotazione laica riguarda solo una parte dell'imprinting politico di ciascuno di noi, e che essa ha molto più valore come metodo di azione politica che non contenuto.
E comuque, esserci per i laici non significa necessariamente tentare di organizzare un partito laico, tanto più se ciò avviene partendo da mozziconi di strutture del passato (in qualche caso, come il Pri, in mani altrui) e sapendo che al 99% la cosa non riuscirà. Tuttavia, questo sarebbe niente se non fosse che tutti noi siamo fuori dal palcoscenico politico e che per rientrarci, cosa già difficile in sé, non possiamo certo permetterci di disperdere le forze.
Dunque il mio appello è a fare "una" cosa, scegliendo quella meno improbabile e nello stesso tempo più utile al Paese. Ma per fare la scelta giusta, occorre concordare su alcuni presupposti. Il primo dei quali riguarda l'attuale sistema politico. O si pensa, come io penso, che la condizioni del Paese è grave (ho appena saputo che S&P ci ha abbassato il rating, altro che "ho garantito io e grazie a me l'Ecofin non ci ha dato l'early warning) e che la Seconda Repubblica sia la causa dei nostri guai, e allora se ne fa derivare una scelta netta: quella per la Terza Repubblica. Il che presuppone di star fuori dai poli, non di tenere piedi (e portafoglio) dentro e poi predicare il terzismo. Cosa che accade al Nuovo Psi, e che, se non ho capito male, la costituenda "casa dei laici" si accinge a replicare.
Allora, se è contro il declino che occorre impegnarsi, e se per farlo occorre superare questo sistema politico - perchè se non è così, tanto vale entrare nel gioco dalla porta, assumendosi la responsabilità di schierarsi da una parte o dall'altra, senza riserve - i laici non hanno come primo problema quello di ricostituire vecchie case, magari con insegne nuove, ma di volare più alto, cercando tuti quegli spazi di azione politica che possono aiutare l'evoluzione del sistema. La quale, per quanto riguarda il sistema elettorale, come Davide ben sa avendo concorso a definire la linea di Società Aperta, non potrà essere nè una riconferma dell'attuale obbrobrio nè il ritorno al proporzionale della prima Repubblica. Dunque, potrà essere, indifferentemente a seconda del consenso che si creerà, o il sistema tedesco, a base proporzionale ma con correttivi forti come lo sbarramento (non meno del 5%) e la sfiducia costruttiva, o quello francese a doppio turno. In tutti i casi, l'obiettivo è sparigliare le carte, per consentire ai riformisti oggi divisi nei due schieramenti (e in entrambi decisamente minoritari) di ritrovarsi uniti. E i riformisti, ci insegnerebbe il vecchio Ugo, sono tanto nelle file dei laici, liberali e socialdemocratici, quanto in quelle dei cattolici.
Così come i conservatori - tipo Biondi, che schifa Forza Italia ma è dal 1994 che ci campa - stanno in entrambe le schiere. Le quali, di per sé, non sono un discrimine sufficiente.
A questo guarda oggi quella parte del Paese, quella borghesia e quella classe dirigente diffusa, che una volta votava Pri. Poi, in parlamento ci sarà modo di confrontare, civilmente, le posizioni laiche (non laiciste) e cattoliche (non confessionali) su alcuni temi, ognuno riguadagnando la propria autonomia culturale.
Ma, insieme, cercando di salvare questo benedetto Paese, destinato a diventare di serie B.
Enrico Cisnetto
mercoledì 7 luglio, ore 15.30 |
|