|
|
 |
Ruini contro il declino
di Enrico Cisnetto
La conflittualità politica e l'incerta congiuntura economica, che ha segnato acuti punti di sofferenza, rendono diffuso nella società italiana un timore, o sindrome, di declino, una condizione che il Paese deve assolutamente superare. Negli ultimi mesi la situazione interna dell'Italia non ha purtroppo presentato novità rilevanti: permangono i contrasti sia tra maggioranza e opposizione che all'interno dei due schieramenti, mentre finora sono caduti nel vuoto i rinnovati inviti e i tentativi concreti di affrontare con un approccio il più possibile condiviso e corresponsabile i problemi di maggior rilievo della nostra società. Superare questa situazione di stallo e imboccare effettivamente la via di un confronto più pacato, concreto e responsabile, sarebbe particolarmente importante per far fronte a quel timore di declino che rimane purtroppo diffuso nel corpo sociale e per dare fiato alla convinzione, oggettivamente ben motivata, che le difficoltà che abbiamo davanti non sono senza rimedio o troppo grandi per noi.
La congiuntura economica rimane abbastanza incerta in vari paesi d'Europa, tra cui l'Italia, con difficoltà ad inserirsi in quella fase di sviluppo che caratterizza le altre principali aree economiche del mondo, pur tra non poche contraddizioni e squilibri. In particolare il nostro sistema di imprese mostra vari e a volte acuti punti di sofferenza, con inevitabili ripercussioni sul settore bancario e sulla fiducia dei risparmiatori, anche se, fortunatamente, finora non si sono verificati i temuti, pesanti contraccolpi.
Condizione prima per il rilancio del sistema Italia è l'aumento delle nascite - la nostra crisi demografica non è un passeggero segnale di allarme o una preoccupazione peculiare della morale cattolica - e più in generale una politica per la famiglia. Politica fatta di misure fiscali, di politiche della casa per le giovani coppie, di asili nido, di sostegno al lavoro femminile.
Riguardo alle principali riforme necessarie al Paese, va rilevato il clima almeno in parte nuovo rispetto alla questione giustizia e il fatto che sulla scuola e l'università le riforme siano in corso di attuazione con ritmi solleciti nonostante le ristrettezze del bilancio. Quanto alle pensioni, non poche modifiche sono state introdotte anche nel progetto di riforma, che continua ad incontrare forti opposizioni, mentre c'è il rischio che prevalga una situazione di incertezza, comunque dannosa.
Sulla materia delle riforme riguardanti l'assetto complessivo e le articolazioni della nostra Repubblica, è necessaria una visione d'insieme, coerente e capace di mostrarsi efficace, vantaggiosa e concretamente praticabile alla prova dei fatti.
Comunque, rimangono necessari e urgenti interventi coraggiosi ed equilibrati: l'Italia ha bisogno di un forte rilancio, per il quale il Paese deve trovare anzitutto in se stesso gli stimoli e le energie. Anche perché le ricadute sociali di queste difficoltà sono acutamente percepite dalla gente, che talvolta vengono enfatizzate, con il rischio di contribuire così, sia pure involontariamente, ad aggravarle. In particolare rimane da affrontare la questione dell'occupazione e dello sviluppo complessivo delle regioni meridionali. Dalla risoluzione di questi problemi dipendono in misura rilevante il ruolo e il peso dell'Italia nel contesto delle nazioni europee.
L'impegno che si chiede è di far crescere quegli atteggiamenti di fiducia, di voglia di futuro, di capacità di iniziativa e di responsabilità che sono forse, oggi, il più fondamentale bisogno del nostro popolo. |
|