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Il fisco e il rilancio dell'economia di Enrico Cisnetto
Meno tasse per tutti? Ci sono quattro diversi modi per alleggerire il peso fiscale che in questo momento possono essere usati dal governo italiano. Il primo: ridurre in egual misura la spesa pubblica. Sarebbe la più logica e lineare, ma visto che l'anno scorso la spesa corrente è aumentata, e considerati i condizionamenti sia della campagna elettorale che della dialettica interna alla maggioranza, questa sembra la strada più improbabile. Il secondo, apparentemente ancor più virtuoso del primo: tagliando gli sprechi. E' un'intenzione che non manca mai (nè potrebbe) in nessun programma di governo, ma in fondo è un modo diverso di enunciare comunque una riduzione della spesa. Ma se fosse così facile, perchè finora non è stato realizzato? C'è forse bisogno dello stimolo di meno tasse per eliminare costi comunque improduttivi? Dunque, strada altrettanto improbabile.
Il terzo modo per tagliare il carico impositivo potrebbe essere quello di ricorrere all'ennesima fantasia "una tantum", cioè "espropriare" la Banca d'Italia delle sue riserve auree (e non). Ogni tanto questa ipotesi affiora - lanciata come ballon d'essai da qualche sherpa governativo, anche per altri evidenti fini - ma è destinata ad infrangersi contro il muro di ostilità della Bce (dirimente), oltre che contro quello della prudenza (purtroppo non dirimente). Dunque, strada impraticabile. Infine, il quarto sistema con cui si potrebbe finanziare un minor prelievo fiscale è quello di aumentare il deficit, che in questo caso raggiungerebbe un rapporto con il pil (considerata come assai probabile una crescita sotto l'1%) ben superiore al tetto del 3% considerato insuperabile dall'Europa. Questa sarebbe la via più facile, ma è certo che Bruxelles reagirebbe in modo diverso da come ha fatto nei confronti di Francia e Germania, giustificata dal fatto che nel nostro caso pesa anche il debito (106% del pil). E viste le nostre frizioni con i maggiorenti di Eurolandia, è quasi certo che la durezza della "linea Solbes" è destinata a sopravvivere anche dopo l'uscita dalla Commissione del prossimo ministro spagnolo dell'Economia. Quindi, strada praticabile (fregandosene di Bruxelles), ma molto pericolosa.
Sembra dunque del tutto probabile che l'idea di rilanciare l'economia attraverso la riduzione delle imposte farà specularmente il paio con quella opposta - tasse alte a fronte di più servizi, almeno fino a quando si staneranno gli evasori - propugnata e praticata dal centro-sinistra (Visco docet), rivelatasi fallimentare. Almeno fino a quando non si dirà al Paese la verità sul "declino" e si spiegherà quali prezzi ciascun attore sociale è chiamato a pagare - in termini di tasse o di rinunce al welfare (inteso nel senso più lato del termine) - per tentare di rimettere in piedi la baracca.
Ma se anche si dovesse riuscire nel miracolo di "meno tasse per tutti", si correrebbe il serio rischio che si riveli insufficiente. Per due motivi. Il primo riguarda il cittadino-consumatore: è provato dall'applicazione del primo modulo della riforma Tremonti (costo 5,5 miliardi) che, ferme le variabili economiche, l'effetto sui consumi è pressochè nullo. Il secondo riguarda le imprese: se fossero loro a beneficiare degli sgravi, e se anche questi ultimi si trasformassero per intero in investimenti, verrebbe data benzina ad un motore (il capitalismo made in Italy) per molti versi vecchio e malandato. Sarebbero soldi spesi bene?
04/04/2004

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