Il bipolarismo si salva solo se cambia,ma forse è meglio tornare al proporzionale
Le analisi di Pezzotta, Feltri, Urbani, e l'ottimismo di Prodi

Politici e commentatori guardano oltre la probabile fine del berlusconismo e s'interrogano sulla riforma ormai indilazionabile del sistema politico. Il bipolarismo è da emendare oppure da sostituire con un diverso sistema politico? Il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, ha rilasciato un'intervista sostenendo che "ci vorrebbe un bipolarismo più equilibrato; se invece prevale l'utilità marginale delle forze più reattive siamo nei guai". Persino Vittorio Feltri, in un lungo commento alla crisi politica, riconosce che il sistema maggioritario non ce l'ha fatta a modificare i vizi della politica italiana: "tanto varrebbe ripristinare il proporzionale".
Anche il ministro Giuliano Urbani, in una lettera alla Stampa, sottolinea "l'assoluta impossibilità di assicurare governi stabili ed efficienti perdurando l'attuale sistema elettorale… il Mattarellum non consente più illusioni di sorta". Da parte sua, il leader dell'Unione Romano Prodi esprime invece un atto di fiducia nel bipolarismo. A suo giudizio, l'Unione si sta preparando "valorizzando le risorse del bipolarismo, cioè di un governo stabile, coeso e con un programma preciso". Più una promessa che una constatazione.
Che comunque l'attuale bipolarismo non serva a contenere i costi clientelari lo si desume da una cronaca del Secolo XIX su quanto sta accadendo in Liguria: i gruppi consiliari alla regione si stanno moltiplicando "per avere uffici, benefit e segretari". Entrambi i poli daranno vita a due formazioni, a spese dei contribuenti.


a cura di Donato Speroni
18 aprile 2005