La sconfitta del Polo comincia in Lombardia e il paesaggio politico tende al rosa instabile
Le analisi di Mannheimer e Diamanti

Con la chiusura dello spoglio per le elezioni regionali si sono avute le prime analisi sui dati elettorali. Secondo quanto registrato, in una delle primissime elaborazioni, dall'Istituto Carlo Cattaneo, a parità di affluenza rispetto alle regionali del 2000, la Casa delle Libertà ha perso 2 milioni di voti, tanti quanti ne ha guadagnati l'Unione.
Tuttavia, secondo Renato Mannheimer sul Corriere della Sera, si può valutare che la Cdl abbia perso maggiormente sul fronte dell'astensionismo che su quello della migrazione di voti verso il centrosinistra. E tuttavia, sempre secondo i dati elaborati dall'Ispo di Mannheimer, ciò basterebbe, nel 2006, per determinare il passaggio dal centrodestra al centrosinistra di 60 seggi. Paradossalmente, analizzando i "delta" tra voti ottenuti nel 2000 e nel 2005, mentre L'Unione ha conquistato tutte le regioni meridionali, la maggior perdita di consensi (più del 20%) per la Cdl si è avuta nella Lombardia azzurra.

A ragion veduta quindi, Ilvo Diamanti parla, su Repubblica, di "cambiamento nella geografia politica d'Italia". Un Paese che, secondo Diamanti, negli ultimi dieci anni poteva essere diviso in quattro aree dalle differenti aderenze politiche: quella rosa (l'Italia centrale), quella verde (del Nord-Est), quella grigia (di An, centromeridionale), e, infine, quella azzurra, l'unica non riconducibile ad una parte geografica omogenea ma che si riconosceva nell'ideale del nuovismo espresso dal leader e dalla sua parte politica, e proprio per questo l'unica in grado di fungere da collante tra tutte le anime del centro - destra. Quest'Italia non c'è più, scrive Diamanti. O almeno sembrerebbe essersi radicalmente trasformata. Dalle elezioni regionali viene fuori un'Italia quasi tutta in "rosa". Ma Diamanti ammonisce: "Il paesaggio politico del Paese resta instabile. Tutto da ridisegnare".


a cura di Carmelo Dragotta
6 aprile 2005