L'Europa delle regole, i governi e la lunga storia del Patto di Stabilità
Continua il dibattito tra Mario Monti e Il Foglio di Giuliano Ferrara

La discussione che la politica italiana ha aperto sul Patto di Stabilità ha coinvolto, in modo particolare, l'ex commissario europeo Mario Monti. In un suo articolo del 14 aprile sul Corriere della Sera, aveva messo in dubbio la credibilità del sistema europeo, almeno in fatto di regole. La revisione del Patto, voluta fortemente da Francia e Germania, oltre a screditare non poco le istituzioni di Bruxelles avrebbe creato una disparità di trattamenti dell'Europa verso gli Stati. Sul quotidiano Il Foglio, la risposta alle osservazioni di Monti: per quanto legittima la critica, nei toni e nei contenuti, appare infondata dal punto di vista sostanziale. Storicamente, infatti, l' atteggiamento degli Stati verso l'Europa è stato sempre guidato da scelte politiche. Oggi come negli anni di Kohl e Mitterrand, le regole stesse dell'integrazione e del mercato comune nascono dalla precisa volontà dei governi.

Dalla risposta del Foglio, Mario Monti prende spunto per riaprire il dibattito sul Patto di Stabilità europeo. D'accordo sulla effettiva "gerarchia" tra politica e regole, Monti ribadisce come un sistema di regole (a livello nazionale e comunitario), non debba subire modifiche né generare disparità: è necessario un atteggiamento attivo, da parte dei governi, delle istituzioni comunitarie e dei cittadini, affinché si crei una reale cultura della regole. Il Foglio ha prontamente replicato all'ex commissario europeo; secondo il quotidiano la tesi di Monti per l'Italia, ovvero farsi interprete della necessità dei Paesi meno grandi di far rispettare le regole, è poco realistica. L'Italia deve invece impegnarsi affinché l'Europa, attraverso la modifica del Patto di Stabilità, avvantaggi la crescita economica altrimenti inesorabilmente bassa.


a cura di Alessandro Marchetti
1 aprile 2005