La riforma del Patto è necessaria, ma attenti a non perdere credibilità
Monti, Bersani, Baldassarri, Letta, Schmidt, Trichet

E' opportuna una riforma del Patto di stabilità? In Italia le opinioni si dividono tra chi spera in un'attenuazione che possa beneficiare anche il Bel Paese e chi invece teme che un'attenuazione del rigore possa riflettersi negativamente sulla credibilità dell'euro e quindi sui tassi d'interesse. Come è noto, la riforma è ancora in bilico. Sembrava che il testo preparato dal presidente del Consiglio dell'Unione europea in carica, Jean-Claude Juncker, contenente le "16 attenuanti" al criterio del deficit dovesse essere approvato. Invece l'Ecofin dell'8 marzo si è nuovamente concluso con un nulla di fatto e la decisione è rinviata al vertice straordinario che vedrà nuovamente riuniti i ministri dell'Economia il 20 marzo.

Tiene banco intanto il dibattito sull'opportunità o meno di una revisione del Patto. Sul Corriere della Sera Mario Monti ha precisato come ormai la questione stia travalicando gli aspetti puramente economici, per abbracciare anche problemi di carattere politico. In particolare, l'Europa starebbe ora giocando anche una partita sulla credibilità delle regole fondanti la convivenza tra gli Stati membri. L'ex commissario ha dichiarato, perciò, di comprendere l'opposizione dei "rigoristi" (i piccoli Stati e quelli dell'allargamento) ad una revisione che - attraverso la modifica del parametro del 3% deficit/pil - possa rendere più fragili i meccanismi di controllo, da essi sempre rispettati. L'Italia, ha ammonito Monti, dovrà fare attenzione a non favorire, sostenendo i poco virtuosi Francia e Germania, un indebolimento delle regole.

All'editoriale di Monti hanno risposto sempre sul Corsera Pierluigi Bersani e Mario Baldassarri. Ma mentre l'economista Ds vorrebbe eliminati dal Patto gli investimenti mirati alla ricerca e alle infrastrutture, anche se solo all'interno di programmi europei, e si è dichiarato d'accordo con Monti nel denunciare l'apporto "opportunistico" dell'Italia ad una riforma voluta essenzialmente da Francia e Germania, di diverso avviso è la tesi del viceministro per l'Economia. Il quale, ammettendo che il Patto vada "specificato e approfondito", ha sottolineato l'inopportunità di un suo cambiamento radicale. Infine, ha rivendicato i meriti italiani nel negoziato intergovernativo, e individuato nella "golden rule" (comunque già esclusa da un possibile accordo) l'unico strumento per coniugare i criteri di Maastricht con quelli di Lisbona.

Sul Riformista Enrico Letta ha sostenuto che una riforma del Patto è necessaria per non uccidere l'economia europea, già surclassata da quella americana e cinese. Il responsabile economico della Margherita, però, ha sottolineato come per raggiungere lo scopo non si possa prescindere da una risposta coesa dell'Europa, che mostri unità d'intenti e parli ad una sola voce. Perché lo scoglio del Patto potrebbe essere il banco di prova per fare un passo avanti anche nell'integrazione politica dell'Unione. Le ricette proposte? Scorporare dal computo del deficit le misure per competitività, innovazione e ricerca.

E mentre sul quotidiano di via Solferino anche Helmut Schmidt, uno dei padri della moneta europea, ha contestato come dannosa un'applicazione rigida del Patto, chiedendone invece un'interpretazione flessibile ed economicamente ragionevole, il rigorista più acceso è sicuramente il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet. In un'intervista al Sole 24Ore, Trichet ha ricordato come da più di un anno la banca centrale abbia proposto di migliorare l'efficienza dell'azione preventiva del Patto, ma senza toccare il limite del 3% e l'integrità delle procedure di bilancio. Molte le proposte e molti ancora i dubbi, quindi. Ma dall'incontro dei ministri dell'Economia del 20 marzo si attendono risposte e idee definitive da consegnare al "Vertice di Primavera" del 22-23 marzo. Altrimenti le prospettive di riforma del Patto rischiano di allontanarsi.

a cura di Roberto Paglialonga
18 marzo 2005