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Le cifre ci dicono che il Paese non cresce: in cinque anni calo di produttività
e competitività Il bollettino della Banca d'Italia e un commento di Cisnetto Il bollettino
emesso da Via Nazionale da ragione ha chi da tempo parla di declino
del Paese. Le cifre di Marzo ci dicono che dal 2000, sulla base dell'andamento
del costo del lavoro, l'Italia ha perso circa un quarto della competitività,
attestandosi largamente al di sotto della media europea (10%). Oltre
a questo dato, la Banca d'Italia non vede positivamente la recente riduzione
delle tasse, giudicata troppo a vantaggio dei redditi più elevati. Inoltre,
all'allarme competitività, si aggiunge un'analisi tutt'altro che rosea
dei conti pubblici: a detta dello stesso governatore Antonio Fazio,
il deficit rischia di sfondare il tetto del 3%, a fronte di un aumento
del pil fermo all'1,2%. Unico sollievo arriva dalle misure-emergenza,
previste dal decreto varato dal governo, valutate positivamente da Palazzo
Koch. Sulla crisi del sistema produttivo nazionale è intervenuto
Enrico Cisnetto, che sul quotidiano La Sicilia ha ricordato le cifre
drammatiche che obbligano l'industria italiana ad invertire la rotta.
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