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Il provvedimento per la competitività è stato svuotato,
ma è meglio che niente
I testi governativi, i commenti di Napoletano,
Cisnetto, Faini, Gavazzi, Scalfari
Il Consiglio dei Ministri ha finalmente dato alla luce,
l'11 marzo, il provvedimento sulla competitività. Il provvedimento viene
definito nel comunicato
stampa come "Piano d'azione per lo sviluppo economico, sociale e
territoriale", e si articola in due differenti documenti, un decreto
ed un
disegno di legge (non ancora disponibile on line nel momento in
cui scriviamo) entrambi volti, secondo quanto dichiarato dal ministro
Siniscalco in un'intervista
rilasciata a Roberto Giovannini della Stampa, ad ottenere "imprese che
hanno meno costi e lavorano meglio, …lavoratori che hanno migliori ammortizzatori
sociali" e "più infrastrutture, più investimenti e più ricerca".
I giudizi sul complesso delle misure predisposte dal Governo sono per
lo più concordi ed improntati al "meglio tardi che mai, meglio poco
che niente", riportato da Roberto
Napoletano sul Sole 24Ore. Su un testo elaborato originariamente
dall'allora ministro Tremonti e che, come ricorda il Sole
24Ore, doveva costituire la "riforma degli incentivi alle imprese",
nell'anno di gestazione che è seguito alla prima stesura si sono innestati
moltissimi altri provvedimenti, così che dalle 30 pagine iniziali si
è passati alle 150 attuali. Lo segnala anche
Enrico Cisnetto sul Foglio, facendo un piccolo elenco di tutto ciò
che nel tempo è entrato ed uscito dal documento: "ammortizzatori sociali
e sgravi fiscali alle fusioni societarie, tfr e riforma del diritto
fallimentare, liberalizzazione del mercato elettrico e volontariato
sociale, turismo e sovvenzioni alla banda larga"… In tutto questo fare
e disfare, secondo
Riccardo Faini del Sole 24Ore, "il pacchetto … ha perso molte delle
misure più importanti e qualificanti", come la riforma degli ordini
professionali. Dello stesso avviso è
Francesco Giavazzi del Corriere della Sera, che lamenta anche la
mancata liberalizzazione del mercato elettrico.
Il provvedimento è tanto articolato da venir definito da più parti come
"la prima finanziaria senza soldi". Proprio la scarsità di risorse rimaste
a disposizione dopo i recenti "tagli fiscali" è al centro di numerose
critiche: il fondatore della Repubblica,
Eugenio Scalfari, sottolinea che "se il fine consiste nel rilancio
della competitività, ogni centesimo di euro distratto da questo obiettivo
reca danno e non beneficio all'economia del Paese". E traccia un quadro
delle priorità per il rilancio dell'economia. Con Scalfari è d'accordo
il vicepresidente di Confindustria Salmoiraghi che, in un'intervista
di Aldo
Fontanarosa della Repubblica, sostiene che non è degli argini alle
importazioni chiesti dalla Lega che abbiamo bisogno, ma di maggiori
risorse dedicate alle Pmi ed alla ricerca.
a cura di Carmelo Dragotta
16 marzo 2005

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