|
 |
L'Antitrust deve tendere a un mercato perfetto, anche a costo di uccidere
gli attori nazionali?
Un dibattito tra Enrico Cisnetto e Salvatore
Bragantini
"L'attuale sistema di regole sulla concorrenza genera
un risultato negativo: l'impossibilità per le aziende nazionali di consolidarsi
oltre una certa dimensione". Enrico Cisnetto risponde così, nel supplemento
economico del Corriere della Sera, alle contestazioni di Salvatore Bragantini
pubblicate una settimana prima sullo stesso giornale, ma la discussione
rimane aperta perché affronta un tema essenziale della problematica
del declino: il ruolo delle Autorità rispetto alle politiche di competitività.
La discussione aveva preso le mosse da un articolo
di Cisnetto sul Messaggero, nel quale si invitava il nuovo presidente
dell'Antitrust, Antonio Catricalà, a guardare a quanto sta accadendo
negli altri paesi d'Europa: mentre con il precedente presidente, Giuseppe
Tesauro, l'Autorità italiana "ha continuato a imporre modellini scolastici",
gli altri "hanno viaggiato molto meno spediti verso l'apertura dei propri
mercati, fornendo vantaggi asimmetrici ai loro operatori locali".
Bragantini ha obiettato
che questa impostazione è un errore: l'Antitrust " non l'ha inventata
Tesauro, è nata con una legge… che va rispettata. Se poi abbandoniamo
i cieli del diritto e andiamo alla pratica, al Paese serve che l'Autorità
difenda cittadini e imprese". Da qui la precisazione
di Cisnetto: "E' chiaro che la competitività garantisce sviluppo, parità
di trattamento e sostenibilità nel lungo periodo e quindi è una situazione
ideale a cui tendere, ma a patto di controllare che gli effetti collaterali
non siano insostenibili… Insomma, non si faccia l'errore di contrapporre
la difesa dei consumatori a quella del sistema Paese: essi sono prima
di tutto cittadini, e la loro capacità di consumare dipende dal fatto
se l'economia declina o cresce".
15 marzo 2005

|