L'istruzione in Italia è sempre più un cantiere aperto che desensibilizza l'opinione pubblica nei confronti del problema
E Galli Della Loggia ci ricorda quanto gli italiani siano stanchi di capire una riforma eterna

La riforma del sistema scolastico proposto dal Ministro Moratti è recentemente tornata all'attenzione degli osservatori. Come ha ricordato Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere della Sera, il tema ha smesso da tempo di coinvolgere l'opinione pubblica nazionale, ormai stanca e disorientata dal sovrapporsi di provvedimenti e di proposte in fatto di scuola e università. L'episodio che nei giorni scorsi ha riaperto lo scontro tra il Ministro e il mondo accademico, riguarda la proposta (presentata dal senatore di An, Valditara) in merito all'assunzione di circa 200 mila docenti non di ruolo nelle scuole italiane. Il mondo del precariato è una realtà che conta migliaia di docenti in attesa di una cattedra: la promessa fatta dalla Moratti di assumere 50 mila insegnanti entro il settembre 2005 ( per poi integrarne altrettanti il settembre prossimo), si affianca al complesso meccanismo di assunzione previsto dalla legge riforma approvata nel 2003. Il Consiglio dei Ministri, ha infatti dato il via al decreto legislativo che attua l'art. 5 della legge 53; previsto un corso di laurea specialistica, a numero chiuso, per l'accesso all'insegnamento. I laureandi verranno abilitati solo dopo un esame di Stato, il quale garantirà loro un posto di lavoro: la novità assoluta, in piena sintonia con il leitmotiv della riforma, sarà un tutor che seguirà i nuovi insegnanti ai fini dell'inserimento definitivo nella struttura scolastica. Nonostante la proposta tecnica per risolvere il problema dei precari sia stata avallata dal più grande sindacato autonomo, la Snals, la Cgil-Scuola, in disaccordo con l'intero impianto della riforma, ha indetto uno sciopero generale per il 18 marzo. della scuola Ma il vero protagonista della mobilitazione contro la legge 53 è il mondo accademico. La riapertura delle ostilità tra le Università e il Governo coincide con la discussione che in questi giorni vede approdare alla Camera la contestata legge delega sullo stato giuridico dei docenti, da mesi bersaglio di critiche dalle varie componenti universitarie. Oltre alla bocciatura congiunta di presidi, senati accademici e consigli di facoltà al provvedimento del ministro Moratti, un numero rilevante di organizzazioni (Adu, Apu, Cisal-università, Cisl-università, Cnru, Flc-Cgil, Snals-università) ha tradotto il diffuso dissenso in un pacchetto di iniziative di lotta che è culminato il 2 marzo con lo sciopero dei docenti e con una manifestazione nazionale a Roma. I contenuti? La netta condanna di un provvedimento che mortifica l'università pubblica, rinnega l'autonomia universitaria e rende precaria la docenza, disconoscendo il ruolo dei ricercatori. Un'ostilità quella tra la Moratti e i rettori, già in parte rinnovata dalla nota che il ministro ha recentemente inviato alle università italiane, chiedendo il blocco dei concorsi. Insomma, la polemica contro le politiche del governo in fatto di istruzione non è più esclusivamente politica. Nonostante tutto buona parte dell'opposizione ha cavalcato la protesta dei giorni scorsi, specialmente utilizzando i canali meno convenzionali, come le e-cards di propaganda promosse dai Democratici di Sinistra.

a cura di Alessandro Marchetti

3 marzo 2005