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Il partito unico proposto da Berlusconi
Romano, Riformista, Minzolini e Folli

Mettiamola così. Se non altro, la boutade di Silvio Berlusconi sul partito unico del centro-destra sembra aver segnato la presa di coscienza che il bipolarismo in salsa italiana non funziona.
Ne è convinto Sergio Romano, che sul Corriere della Sera ha sottolineato come un soggetto unico del Polo avrebbe riflessi importanti anche nel centro-sinistra. Come nel 1994, quando Romano Prodi creò una coalizione per contrastare la nascita del Polo, così oggi l'idea di un "Partito italiano della Libertà" per il centro-destra avrebbe l'effetto di spingere per la medesima soluzione nello schieramento opposto. Con evidenti ricadute su snellimento e semplificazione delle procedure democratiche. A patto che non si tratti da parte di Berlusconi di un'operazione puramente di lifting. E qui, conclude Romano, nascono i dubbi relativamente al timing scelto per la proposta, formulata proprio quando la Cdl sembra sul punto di disgregarsi.
Dello stesso avviso è il Riformista. Che pur vedendo nella proposta del Cavaliere un tentativo di superamento degli attuali blocchi politici italiani, ha espresso la propria perplessità. Quella del partito unico sarebbe un'iniziativa troppo grande ("too much"), come dimostra l'esperienza traballante di un'unione del centro-sinistra, e tardiva ("too late"), perché se parlare di partito dei moderati aveva un senso nel 2001 - quando le distanze tra i soggetti del centro-destra erano minime - non lo ha più oggi, con la Cdl in fase di sgretolamento.
Mentre i dubbi che si tratti di un'operazione di facciata sono espressi da Augusto Minzolini, che in un articolo sulla Stampa ha riportato il retroscena delle dichiarazioni di Berlusconi ai suoi compagni di partito. L'idea del presidente del Consiglio sarebbe quella di "smuovere le acque", "spiazzare Udc e An" e ricreare entusiasmo fra gli elettori. Insomma, i teatrini e i mercanteggiamenti tipici della politica italiana avrebbero stufato, perché "le trattative estenuanti alla fine rovinano l'immagine di tutti". Ecco, appunto, l'esigenza di cambiare.
Al centro del ragionamento di Stefano Folli sul Sole 24Ore c'è, invece, il problema della leadership berlusconiana. Sarebbe questo il vero motivo della proposta di Berlusconi: dimostrare che il vero e unico collante della Cdl è lui, avviare una successione pilotata all'interno della coalizione, rompere un possibile asse An-Udc risucchiando Gianfranco Fini e soci nel nuovo partito unico.
Insomma, l'uscita di Berlusconi ha sparigliato le carte. Anche se il progetto del partito unico del centro-destra, da cui presumibilmente starebbero fuori la Lega e molti esponenti dell'Udc, sembra piacere maggiormente a chi sta dalla parte di Romano Prodi.



28 aprile 2005


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