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La scelta di Zapatero e l'ingerenza di Prodi di Davide Giacalone
Zapatero e Prodi ci consegnano due importanti lezioni. Sarà bene
apprenderle in fretta, se ancora si vuol parlare d'Europa. Una
schiettamente politica, la seconda istituzionale.
Non entro, qui, nel merito della decisione (sciagurata), presa dal nuovo
governo spagnolo di ritirare precipitosamente i propri militari dall'Iraq.
Dimostra, però, in maniera evidentissima, che all'interno dell'Unione
Europea, e, quindi, del suo Parlamento, il confine non passa fra destra e
sinistra, ma fra distinzioni completamente diverse. Di sinistra è il
governo spagnolo, di sinistra quello inglese, e si trovano su posizioni
diametralmente opposte. Pensare che i parlamentari socialisti spagnoli
possano sedere accanto a quelli laburisti inglesi, quindi, lo si può fare
solo a condizioni di pensare il Parlamento Europeo come una sede di
bricolage, non di politica.
Dal che deriva che continuare ad eleggere quel Parlamento su base nazionale
ed in modo proporzionale, significa garantirgli un futuro d'inutilità.
Sarebbe diverso se l'odierna opposizione spagnola potesse votare propri
candidati in una lista ove si trovino anche laburisti inglesi (una lista che
anch'io voterei con entusiasmo).
La proporzionalità delle elezioni europee, d'altro canto, ha consentito ad
una parte consistente dell'Ulivo di assumere, in politica estera, una
posizione razionale, laddove, all'opposto, il maggioritario all'italiana li
ributterà nelle braccia dell'antiamericanismo ideologico e del pacifismo
insulso. Cosa si può (affrettatamente) concludere? Che il processo
d'integrazione non può che seguire una via federale, mettendo gli elettori
nelle condizioni di esprimersi unitariamente sugli indirizzi federali,
appunto, e nazionalmente sulle faccende interne.
La lezione che viene da Prodi (che teoricamente siederebbe nello stesso
gruppo parlamentare degli oppositori di Zapatero) conferma questo punto di
vista. Egli non dispone di alcuna investitura popolare e non ha alcun
compito di "politica estera", eppure, anche essendo soggetto politico, in
Italia, ha finito con il plaudire le decisioni di Zapatero. Il che
rappresenta una mostruosità istituzionale. Per capirci: se sono un
laburista inglese, con i miei soldati a rischiare la vita in Iraq, il signor
Prodi di certo non mi rappresenta e, del resto, gli pago lo stipendio per
occuparsi d'altro, pertanto sarei fortemente tentato dal suggerirgli un
immediato trasloco.
Non è, dunque, colpa di Zapatero o di Prodi, le cui posizioni detesto, ma di
una situazione politica ed istituzionale insostenibile. La politica, quella
vera, di ciò dovrebbe occuparsi. E torneremo a parlarne, nel corso della
campagna elettorale.
23/04/2004

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