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Iraq e Italia difetti bipartisan di Davide Giacalone
Il terreno della politica estera è decisivo, per il nostro futuro politico.
Il centro destra ha ricacciato indietro le componenti antiatlantiche, che
pure si trovano al suo interno; il centro sinistra sembra aver trovato la
forza di cacciare indietro la versione contemporanea dell'impossibile
neutralismo, il pacifismo. Le notizie tragiche che giungono dall'Iraq,
prima con la strage dei nostri militari, ora con l'esecuzione a freddo di un
privato cittadino, hanno spinto e favorito quest'evoluzione. Segno di un
Paese serio, che merita serietà.
Adesso è chiaro a tutti che le democrazie militarmente impegnate in Iraq non
potranno far ritorno a casa se non dopo avere stabilizzato quel paese e dopo
essersi assicurate che non diventi una piattaforma per il terrorismo.
Questo nell'interesse dei propri popoli, e nell'interesse anche dei milioni
di musulmani che non intendono cedere ad una versione fanatica, cieca,
sanguinaria e blasfema della propria fede religiosa.
Adesso è chiaro che non tutto dipende dall'Onu, anzi, all'opposto, che
l'inerzia delle Nazioni Unite suona condanna di quel alto consesso, non di
chi paga il prezzo di un impegno necessario.
Il terreno della politica estera è decisivo anche perché mostra quanto sia
pericoloso non provvedere ad un aggiornamento del nostro sistema
istituzionale. Nel maggioritario all'italiana sono le estreme a menare la
danza delle alleanze elettorali, sono le minoranze a condizionare le
maggioranze. Vale per la destra quanto per la sinistra, ma a sinistra la
cosa diventa stridente proprio a proposito degli affari esteri. La gara a
prendere, sempre e comunque, un voto più degli avversari, rischia di
ripercuotersi in un annacquamento di posizioni faticosamente e dolorosamente
raggiunte.
Per onorare i nostri morti, come i morti dell'intera coalizione militare,
come i morti civili provocati dal terrorismo, non si abbandonerà il campo,
ma, per onorarli fino in fondo, si guardi anche alle riforme necessarie per
rendere il Paese solido innanzi alle sfide che ci attendono.
15/04/2004

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