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Enti locali e mercato del gas: la Babele dei bandi di gara di Andrea Pinto
Le difficoltà che sta incontrando il processo di liberalizzazione del mercato del gas, inaugurato dal Decreto Legislativo 164/2000, merita un'attenta riflessione e considerazione per talune implicazioni squisitamente operative che rischiano, in assenza di interventi correttivi, di pregiudicare, se non di falsare, il tanto auspicato libero gioco della concorrenza.
Una delle maggiori difficoltà che le società di distribuzione e gestione delle reti gas stanno incontrando riguarda, ad esempio, l'estrema "eterogeneità" delle condizioni poste a base dei bandi di gara per l'affidamento del servizio. Da una sommaria ricognizione di taluni bandi emessi dagli enti locali negli ultimi mesi emerge una costante: la non adeguata conoscenza del business messo a gara nei suoi aspetti tecnico-gestionali essenziali, con la conseguente sottovalutazione, anche in termini di punteggio da attribuire, di taluni requisiti tecnici intesi a garantire un'elevata qualità e sicurezza del servizio (reperibilità, pronto intervento, ecc.) a favore di altri più immediatamente "remunerativi" per l'Ente concedente (come, ad esempio, il corrispettivo che il gestore si impegna a riconoscere all'ente locale durante la gestione). Per non parlare, in taluni casi limite, della mancata previsione del requisito di un'effettiva e documentabile esperienza gestionale che è consustanziale a qualsiasi attività imprenditoriale.
In altri termini, nei bandi di gara le pur importanti e comprensibili esigenze di "cassa" degli enti locali quasi sempre prevalgono rispetto all'esigenza di garantire elevati standard qualitativi e quantitativi di un servizio importante e delicato come quello del gas.
La conseguenza paradossale è che, spesso, improbabili imprese di distribuzione non esitano a formulare offerte "impossibili" aggiudicandosi così un servizio che non saranno poi in grado di gestire in modo efficiente ed efficace.
E' pur vero che, in taluni casi, i Tar investiti del problema hanno fatto giustizia; ma è altrettanto vero che non ci si può rimettere alla logica "emergenziale" propria del ricorso alla giustizia amministrativa che, nella migliore delle ipotesi, attenua ma non elimina del tutto la coazione a ripetere certe discutibili condotte.
Occorrono, invece, interventi "regolatori" intesi, in qualche misura, per un verso a stabilire, per taluni requisiti tecnico-gestionali, dei "range", ossia dei parametri minimi e massimi di riferimento cui le amministrazioni locali devono attenersi nella formulazione dei bandi, basandosi su dati oggettivi validati dalla comune esperienza; per altro verso a definire un sistema di attribuzione del punteggio più equilibrato tra gli aspetti tecnico-gestionali e quelli meramente economici. Questo metterebbe in condizione le stesse commissioni aggiudicatici di valutare, con maggior cognizione di causa, le offerte presentate dai vari partecipanti escludendo quelle, per così dire, manifestamente "anomale" anche se "teoricamente" più vantaggiose.
Da questo punto di vista un ruolo importante spetta proprio Autorità per l'energia elettrica e il gas la quale,utilizzando i dati desumibili dalle periodiche rilevazioni dei livelli specifici e generali di qualità del servizio, dovrebbe farsi carico, avendone gli strumenti, di mettere a punto una disciplinare - tipo inteso ad arginare l'attuale "babele" dei bandi di gara che, pur nel doveroso rispetto dei ruoli, non può essere lasciato all'"anarchia creativa" degli enti locali.
Del resto, come insegnano i cultori della materia, in uno Stato ordinato le politiche di regolazione della concorrenza nascono proprio dall'esigenza di evitare gli effetti perversi di una liberalizzazione senza regole e la "cannibalizzazione" del mercato (in questo caso del gas), attraverso un sistema di regole inteso a favorire, certo, l'ingresso di nuovi "competitors" e l'efficiente allocazione delle risorse da parte delle imprese del settore ma, soprattutto, pubblici servizi qualitativamente affidabili ed orientati al benessere dei consumatori.
Principi che occorre tener sempre presenti se si vuole evitare che bandi di gara malfatti, anziché stimolare la concorrenza, uccidano il mercato.

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