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La Cgil fa politica, a sinistra qualcuno la fermi di Enrico Cisnetto
Finora non si è andati oltre il mugugno. L'intero centro-sinistra, più per impotenza che per opportunità, ha guardato inerme la Cgil rompere con Confindustria e con gli altri sindacati.
Se le mosse del segretario Guglielmo Epifani racchiudono un preciso disegno politico, di certo non coincide con gli obiettivi dei partiti dell'opposizione, cioè quelli teoricamente titolati a decidere quali siano gli interessi di quella parte politica. Insomma, espropriati da Cofferati della capacità di guidare la "sinistra dei lavoratori" (e non solo), Fassino e compagni non riescono a recuperare, anzi. I richiami del segretario dei Ds, al segretario della Cgil finora sono serviti solo a certificare che tra i due non c'è né sintonia, né capacità d'influenza reciproca. Se le cose rimarranno così, per quanto la maggioranza possa balbettare e deludere le parti sociali sulla politica economica, con una Cgil che persegue una politica conservatrice e anacronistica, sarà impossibile per l'Ulivo proporsi come un'alternativa credibile. Il volto riformista dell'opposizione - i vari Enrico Letta e Pierluigi Bersani - devono assumersi la responsabilità di chiarire quale politica economica intende fare il centro-sinistra. Altrimenti reciteranno sempre il ruolo della "minoranza illuminata", che predica bene ma non può imporre nulla ad una base che preferisce inseguire Bertinotti sul fronte politico e la Fiom di Gianni Rinaldini sul fronte sindacale. E' quello che pensano i vertici di Cisl e Uil, a maggior ragione visto che subiscono il "corteggiamento" dei riformisti. Come pure la nuova Confindustria di Montezemolo, che diventa sempre più diffidente rispetto ai segnali contradditori che riceve quotidianamente da sinistra. E finora di controprove opposte a questa visione non ce ne sono, anzi chi nell'Ulivo predica un'alleanza elettorale con la sinistra radicale deve sapere che proprio i temi dello sviluppo e del welfare, saranno decisivi per determinarne l'esito. Visto che il prezzo politico al radicalismo il centro-sinistra lo sta già pagando, tanto varrebbe spingere il confronto dentro la Cgil fino in fondo, così almeno si chiarirà una volta per tutte se il riformismo a sinistra è maggioranza o minoranza. Giusto per saperlo.

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